Come Arrivare all’Autoconsapevolezza
D: In che modo conoscenza e consapevolezza possono aiutarmi a gestire le mie emozioni?
Liberarsi dagli schemi. Analisi di un quadro di Aurora Mazzoldi

Gli uomini primitivi, che ignoravano la causa di tuoni e fulmini, ne avevano paura e ne hanno fatto degli dèi.
Tutto quello che ignoriamo e di cui non abbiamo fatto esperienza, può farci paura.
La Conoscenza
La conoscenza ha portato l’essere umano alla civiltà e a vivere più a lungo e in condizioni migliori. Ma stiamo sempre parlando della nostra vita fisica e materiale.
A questo punto potrei chiedermi: “Può la conoscenza delle cose materiali migliorare il mio benessere interiore? Quanto può influire sulle mie tensioni? Quanto queste tensioni influiscono poi sui processi chimico/fisici che regolano il mio corpo?”
Sicuramente la conoscenza delle cose materiali mi mette in grado di impedire alcuni disastri, di prevenire certe catastrofi e di correggere qualche mal funzionamento del mio corpo.

Ma la conoscenza tecnica di che cosa è l’ansia, per esempio, o la depressione esistenziale o lo scontento può farmeli passare?
Qui abbiamo cambiato di livello e dalla materia, energia a vibrazione più bassa, ci siamo spostati sull’energia più mobile delle emozioni.
In questo livello la conoscenza mi può aiutare a “tenere a bada” le mie emozioni, ma non a risolvere i miei problemi emotivi.
Per farlo ho bisogno di diventarne consapevole e di comprendere. Come? Posso fare una “ricerca introspettiva”.
Consapevolezza di Sé Stessi
Ma che cosa è la consapevolezza di sé stessi (nel senso di autoconsapevolezza emotiva)?
Posso conoscere le mie emozioni perché le sento ogni momento dentro di me. Le vivo, accelerano i battiti del mio cuore e fanno reagire i miei organi, che si contraggono.
Perciò conosco bene il loro effetto sul mio organismo o sull’ambiente nel quale vivo.
Però, se sono consapevole delle mie emozioni (autoconsapevolezza emotiva), allora so che io non sono le mie emozioni, ma che ne sono gestito e condizionato.
So che cosa le può scatenare e perché cerco quel tipo di emozione. So anche come provoco le situazioni nelle quali rimango coinvolto. Gestisco in un certo modo i miei rapporti con gli altri per vivere in quel tipo di energia.
La consapevolezza di sé stessi rende palese la parte dell’iceberg che sta sott’acqua, ma che sostiene e muove quella superficiale. Ci fa presente che stiamo recitando un personaggio e che lo abbiamo costruite con delle scelte fondamentali fatte in un lontano passato.
La consapevolezza è un sottile spostamento.
Non ha mai fine. Diventa sempre più sottile, più vasta e più profonda.
Da sola l’autoconsapevolezza potrebbe bastare a cambiare il percorso della nostra vita, ma non è così semplice.
Perché?
Intenzione di Comprendere le Cose
Perché la nostra autoconsapevolezza è subordinata alla nostra intenzione di comprendere le cose, di rivalutare e di cambiare noi stessi costantemente.
Si parla d’intenzione e non di volontà. La volontà è infatti in mano al nostro ego. Non basta neanche avere un desiderio momentaneo: “Dai che ci provo… poi vedrò!”
L’autoconsapevolezza emotiva si arresta quando noi smettiamo di dare attenzione alle emozioni, quando ci accomodiamo in situazioni di comodo. A volte, per difenderci dalla consapevolezza, accettiamo anche posizioni molto scomode, pur di evitare un po’ di sofferenza o di dover rinunciare a qualcosa.
La consapevolezza di se stessi richiede continue decisioni e piccoli cambiamenti. Solo così possiamo portarci avanti.
Abbiamo visto che la conoscenza, da sola, non basta. Per poter gestire le nostre emozioni occorrono entrambe: conoscenza e consapevolezza.