Serie Covid – Fuga dalla Paura

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Serie Covid. Fuga dalla Paura (paura della paura)

Covid19, pagina virale sulla fuga dalla paura

La fuga dalla paura offre una soluzione illusoria a un problema reale.

Prima degli inizi di marzo, si sapeva che c’era il COVID in Cina.
I Cinesi sono 1 miliardo e 400 milioni + molti immigrati e viaggiatori occasionali. Ovviamente molti di loro avevano contatti con abitanti fuori dalla Cina. (6 miliardi di persone). E alcuni di questi altri 6 miliardi di persone avevano ovviamente contatti con Cinesi immigrati e viaggiatori tornati dalla Cina.

Si parlava già da tempo di un pericolo di pandemia. Quanti Paesi del mondo hanno cominciato a prepararsi? Le persone si sono poi trovate all’improvviso di fronte a pesanti restrizioni della libertà. Avrebbero potuto fare qualcosa prima per prepararsi al periodo di clausura? E se ci sarà la seconda ondata, quanti di noi si troveranno preparati? Nessuno o quasi, secondo il libro “Il Potere delle Scelte Mirate”. Perché?
Il libro racconta una storia differente, ma simile. Non si trattava di Covid19, ma di invasione dei Saraceni. Ambienti e situazioni diverse, ma i comportamenti restano gli stessi, allora come oggi.

“Il Potere delle Scelte Mirate” racconta:

“…Molti anni or sono, gli abitanti di uno dei tanti villaggi che si affacciavano sul mare vivevano con la costante paura delle scorribande dei saraceni. Ce n’erano già state molte e la gente non ne poteva più di scappare e cercar rifugio sulle colline circostanti – per assistere di là, atterriti e impotenti, al saccheggio delle loro case.

Da molto tempo però, la situazione sembrava tranquilla. Nel paese si erano diffuse la speranza e l’illusione che le razzie fossero finite. Così, invece di preparare le difese o un qualsiasi piano di emergenza per nuove razzie, gli abitanti avevano scelto la via più comoda del non pensarci più e del raccontarsi che il pericolo era passato. Facevano i conti senza l’oste e non si preoccupavano più dei pirati.
Un giorno, all’alba, gli abitanti sentirono suonare di nuovo le campane a martello. Corsero fuori dalle case per scrutare il mare, ma la situazione sembrava tranquilla; non vi si scorgeva una sola nave.

Fuga dalla paura

Non indagarono oltre, temendo di dover aggiungere una nuova paura a quelle che li avevano già portati all’esasperazione. Così ricorsero a una soluzione più semplice e, soprattutto, più rassicurante:
“Che cosa ha suonato a fare quell’idiota del campanaro? Adesso si mette anche a far scherzi? Si merita una lezione, così impara a non lasciar dormire chi lavora, lui che non fa niente tutto il giorno, altro che suonar quelle campane!”
I più arrabbiati corsero alla chiesa per dargli quella “lezione che si meritava” – quasi volessero punirlo per aver messo in forse la loro illusione di essere ormai al sicuro – Ma…

Dovettero scappare, altrettanto di corsa, inseguiti dai pirati, che erano intanto sopraggiunti. Avevano infatti raggiunto con le barche una cala nascosta e si erano poi arrampicati fra gli arbusti, senza essere visti; solo il campanaro aveva potuto scorgerli perché, a causa del caldo, stava dormendo all’aperto, nel campanile. Svegliatosi all’improvviso con uno strano presentimento, aveva guardato in giù e notato dei movimenti sospetti.

La rabbia sostituisce la paura

Gli abitanti del villaggio, esasperati dal continuo stato di paura, si erano lasciati travolgere dalla rabbia verso il campanaro – questa era più facile da accettare e da sfogare – soffocando l’emozione sgradita della paura, che li avrebbe messi sul “chi va là!”. Accecati dalla rabbia per la loro impotenza di fronte ai saraceni, si erano dimenticati del pericolo. O erano semplicemente stufi di tenerne conto?

Se la paura può fluire ed è gestita, può metterci in guardia dai pericoli. Se invece l’affidiamo alla nostra parte mentale – perché la combatta e la soffochi – ci allontaneremo dalla realtà. La paura inibita diventa allora distruttiva e auto-distruttiva e si trasforma in una mina interiore, pronta a scoppiare quando la si urta….” (Il Potere delle Scelte Mirate. Luis Pisoni e Aurora Mazzoldi, pagg. 113-115)

 

COVID: Paura della paura (Antonella Giannini)

Collegandomi a quanto appena scritto, vorrei cercare di individuare alcuni dei fili di questa trama emotiva che ci sta avvolgendo e talvolta imprigionando.

A.-Mazzoldi-Consolazione, particolare che evidenzia il garbuglio emotivo
A. Mazzoldi, “Consolazione”; acrilico su tela; particolare che evidenzia il garbuglio emotivo.

In questo nostro momento di Covid, si tende alla fuga dalla paura. La PAURA è senz’altro un’emozione forte che ci porta a provare sensazioni e percezioni sgradevoli: uno stato di allarme costante, un’inquietudine continua, un incessante RIMUGINIO mentale che ingigantisce i nostri personali “fantasmi”, fino a giungere all’ANSIA: una coltre nebbiosa che avvolge ogni nostra percezione emotiva, amplificandola ed accelerandola.

Una sensazione che ci opprime il petto o lo stomaco, stringendoli in una morsa, attanagliando il nostro respiro o accelerando il battito cardiaco. A chi può far piacere, provare tutto questo?
A nessuno probabilmente, EPPURE le emozioni sono degli importantissimi segnali e avvertimenti che ci dovrebbero portare a tenere conto di quello che sta accadendo nella REALTA’. (nel brano tratto dal libro, questa importante funzione era svolta dal CAMPANARO, che però come si è visto, non viene tenuto in considerazione, con conseguenze drammatiche).

Preoccuparsi invece di occuparsi

Perché dunque “dimentichiamo il pericolo (fuga dalla paura) o ci stanchiamo di tenerne conto”?
Perché scegliamo di PRE-OCCUPARCI (rimuginare) invece che OCCUPARCI (cercare una soluzione)?
Il RIMUGINARE sui problemi non porta a risolverli, perché si tratta di un ingranaggio, che si ripete meccanicamente, senza tener conto della realtà.
E’ un circuito che si auto alimenta e che si ingigantisce mano a mano che lo nutriamo con la nostra attenzione (ossia quando diamo importanza a certi pensieri). Sento spesso molte persone che mi dicono che “è più forte di loro”, che proprio non riescono a fermare “quei pensieri”, che si sentono trascinati e impotenti.

In realtà, semplificando al massimo, si può dire che si inizia a stare male quando concentriamo la NOSTRA ATTENZIONE su una spirale di pensieri autodistruttivi e catastrofici.

Come evitare il rimuginio

Come si può evitarlo? La ricerca introspettiva ci insegna a lasciare andare il RIMUGINIO ossessivo, per passare all’ASCOLTO INTUITIVO. Quest’ultimo non è meccanico o ripetitivo, ma varia di attimo in attimo per aderire meglio alle variazioni della realtà, proprio perché si basa esclusivamente su di Essa, e non su delle sue INTERPRETAZIONI.
Si tratta di riuscire anche solo per poco, a staccarci dalle interpretazioni drammatizzate della realtà esterna che la mente ci trasmette (e che interpreta secondo schemi suoi), volgendoci verso l’interno.
Si tratta di provare ad osservare le turbolenze emotive che soggiacciono (accogliendo le nostre emozioni senza censurarle o soffocarle) e poi, lentamente, molto lentamente, porsi in ascolto.

L’ascolto intuitivo

Solitamente l’ASCOLTO INTUITIVO, (OCCUPAZIONE) ci fornisce delle indicazioni su come gestire correttamente il nostro vivere quotidiano. Se invece, rimaniamo agganciati alla fase di RIMUGINAZIONE, allora ci arrendiamo alla meccanicità della nostra MENTE che, agendo scollegata dalla realtà ci fa sentire deboli, stanchi, demotivati, smarriti e disorientati, in una parola sconfitti.

Allora forse, ricollegandoci al testo (L. Pisoni) converrebbe provare a evitare la fuga dalla paura, a mettersi in ascolto di quanto ci riporta il CAMPANARO, accettando il pericolo da lui profilato, senza aggredirlo con la nostra rabbia. Accoglieremo la paura, lasciandola fluire senza soffocarla e, subito dopo, in questa dimensione “di vigile rallentamento”, individueremo le possibili soluzioni che inevitabilmente emergeranno dalla nostra parte intuitiva, unica vera bussola da seguire in tempi complessi come quello che stiamo vivendo ora.

A. Giannini: psicologa/psicoterapeuta, Presidente di Osservatorio Interiore e.t.s.

 

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