Giudice Interiore

Il Giudice Interiore. Come gestire i nostri errori

D: Spesso, quando faccio qualcosa, sento una voce interna che mi critica, un “giudice interiore” che svaluta qualsiasi mia iniziativa. Come posso liberarmene?

Il giudice interiore. Particolare del quadro acrilico "L'Imprevisto" di Aurora Mazzoldi.
Il giudice interiore. Particolare del quadro acrilico “L’Imprevisto” di Aurora Mazzoldi.

Nella ricerca introspettiva è molto importante autorizzarsi a commettere quelli che vengono comunemente definiti “errori”. Non porta a nulla condannarsi spietatamente. Li si potrebbero vivere come dei percorsi esperienziali, necessari per approfondire la conoscenza di sé.

Quando ci si riesce, si assapora una maggiormente tolleranza verso sé stessi. Questo ci fa capire che non si è pienamente identificati in quella parte di noi, definita Giudice Interiore.

Il Giudice Interiore inizia a prendere forma nella nostra prima infanzia.

E’ una figura interna, alimentata da tutti gli insegnamenti che abbiamo assorbito dai genitori e dai maestri. Ma anche da tutti quegli adulti che abbiamo incontrato durante la nostra crescita, e a cui abbiamo attribuito, inconsciamente, un’autorità insindacabile.

Quando eravamo bambini, era necessario avere qualcuno che ci dicesse cosa bisognava fare, cosa era giusto e cosa era sbagliato. Così sapevamo che cosa bisognava evitare perché troppo pericoloso e cosa invece andava fatto.  Da grandi (in un percorso di crescita interiore volto a realizzare sé stessi), le cose dovrebbero andare in modo diverso.

È lo schema che decide per me?

Quando si decide di “diventare adulti”, dovremmo iniziare a sganciarci da questa figura. Essa non è nemmeno più esistente nel nostro mondo esterno, ma si è ormai trasformata in uno schema interno, meccanico e subconscio.

Come tutti gli schemi meccanici, fuoriesce dal nostro controllo.

Si attiva nei momenti in cui ci “assopiamo a noi stessi”, nei momenti cioè, in cui scegliamo di cedere le redini della nostra vita a delle forze che agiranno al posto nostro e a loro piacimento.

Perché accettiamo di cedere la conduzione della nostra esistenza?

Perché è più comodo e meno impegnativo!!!

Ci consente di non operare delle scelte, di non assumerci la responsabilità di nulla, di poter dare la colpa di tutto a qualcun’altro, di sentirci vittime. Così possiamo NON fare le cose sul serio, lamentarci costantemente e, soprattutto, mantenere sempre il medesimo copione senza mai realmente affrancarci e crescere.

Due Bambini che dormono.
Fonte: Leonardo AI

Decidere di diventare adulti

Per diventare adulti, bisogna abbandonare il magico mondo dei bebè, fatto esclusivamente di diritti, aspettative e pretese.  Attraverso una scelta intenzionale profonda, si può poi iniziare ad ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ di tutte le proprie scelte, con leggerezza, realismo e sdrammatizzazione.

Molto spesso questo passaggio è difficoltoso. Tendiamo a temporeggiare e porre delle resistenze. Talvolta adottiamo una tecnica a yo-yo, nel senso che scegliamo di essere adulti o bebè, a seconda della circostanza che stiamo vivendo.

Come uscire dagli schemi auto-giudicanti

Per riuscire a togliere energia a questi schemi, dovremmo provare a spostarci dall’egemonia della nostra parte mentale. Se entriamo nel mondo del Sentire il giusto e lo sbagliato razionali non sempre valgono, perché qui la logica è diversa.

Io credo che l’attitudine a riconoscere ed accogliere i propri “errori” con tolleranza e realismo  sia uno dei presupposti più importanti per un cammino reale di esplorazione interiore.  Occorre osservarli con curiosità ed interesse (come degli scienziati che analizzano al microscopio qualche ignoto organismo), 

Accettiamo allora di vedere ogni nostro “apparente passo falso”, senza condanne o giudizi,  mettendosi semplicemente in ascolto e in osservazione. Può, in questo caso, emergere un’energia molto leggera e liberatoria che ci svela delle sfaccettature di noi stessi, fino allora celate.

Nuovi tasselli dell’immenso puzzle che compone il nostro mondo interiore.

Un passo avanti nell’Integrazione

Il consentirci di osservare “le nostre imperfezioni o i nostri limiti”, ci porta a conoscere i nostri REALI meccanismi di funzionamento interno.

Meccanismi, che una volta osservati, compresi ed accolti potrebbero anche essere lasciati andare, se ritenuti non più così utili.

Questo lasciar andare, rappresenta un inizio di alleggerimento dei  giochi di potere in cui ci troviamo costantemente coinvolti.

Preso atto di tutto questo, le colpe non sono più tali, ma semplicemente, una diretta conseguenza delle nostre scelte comportamentali.

E vengono vissute semplicemente come “il prezzo da pagare per poter vivere una certa esperienza”.

Spesso queste scelte non sono basate sul Sentire, ma sul bisogno di avere potere sull’altro (o su noi stessi).

Per questi motivi nella ricerca Introspettiva non esistono né vittime, né carnefici, perché alla fine, tutti noi, scegliamo di prendere parte a dei “giochi” in base ai nostri bisogni di potere.

Sono delle esperienze che decidiamo di fare, anche se poi, tendiamo a “non rammentare di averle scelte” e ci raccontiamo invece di averle subite.

Forse uno dei passaggi più ostici da accettare nella ricerca è proprio questo, ossia quello di indagare il motivo vero per cui tendiamo a non rammentare.

E ricercando………… e ricercando…………… potrebbe emergere che il vero perché, di tale “amnesia”… risiede nel voler continuare a provare rabbia e odio per noi stessi. Continuiamo a condannarci duramente… per poter rimanere così, nei medesimi giochi di sempre, perpetuandoli.

E qui scendiamo ad un livello ancora più profondo di introspezione pura… su cui ritorneremo.

Antonella Giannini