3 modi per liberarsi dall’ansia

3 modi per liberarsi dall’ansia

Molte persone hanno disturbi d’ansia e molti studiosi hanno cercato di risolverli.

Riporto in breve 3 di questi modi che possono essere tra i più efficaci:

1° modo – La strategia di Robert Leahy per liberarsi dall’ansia in 7 mosse:

  1. Stabilire quando serve preoccuparsi e quando no
Depressione - Particolare per pagina 3 modi per liberarsi dall'ansia
Aurora Mazzoldi Depressione (Particolare)
  • Accettare la realtà ed impegnarsi al cambiamento
  • Mettere in discussione il modo di pensare dominato dal rimuginare
  • Concentrarsi sulla minaccia più profonda
  • Trasformare il fallimento in opportunità
  • Usare le emozioni invece di preoccuparsene
  • Assumere il controllo sul tempo
  • L’autore parla della CAPACITA’ DI FARE QUELLO CHE NON SI VUOLE

    Solitamente i soggetti che soffrono di ansia ed hanno la tendenza a preoccuparsi di tutto, tendono anche ad evitare di fare e di pensare a molte cose, Leahy dice che evitare di provare disagio è sbagliato

    Per superare l’ansia, Lehay suggerisce di superare il rifiuto del disagio, la frustrazione e la “scomodità psicologica”, tollerare questa sensazione con la consapevolezza che tale fase del percorso è utile per raggiungere i migliori risultati.

    Propone di compilare un “Diario del disagio”, in cui le voci previste sono:

    • Attività sgradite ma utili
    • Quando sono state svolte, e grado di disagio effettivo (da 0 a 100%)
    • Come ci si sente dopo
    • Quale è stato il risultato

    2° modo – Adrian Wells e il trattamento dei disturbi d’ansia

    Adrian Wells, nel suo libro “Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia  si muove dal presupposto che alla base degli stati ansiosi patologici ci sarebbe una distorsione cognitiva data da pensieri negativi automatici. Questi pensieri dipendono da uno schema di:

    • pericolo/minaccia, un nucleo che si attiva in situazioni più o meno specifiche e sul quale il professionista dovrà intervenire.
    • Che cosa teme il paziente? Quali sono le situazioni in cui tali schemi si attivano generando l’ansia, l’attacco di panico, o più in generale, il sintomo?

    Wells parla dell’importanza per il soggetto di ricevere informazioni sui propri sintomi.  Così può essere aiutato a capire esattamente di che cosa  ha paura, e a ristrutturare i pensieri disfunzionali, individuare le situazioni scatenanti, migliorare l’autostima, la gestione dello stress e del tempo e ad evidenziare le proprie risorse circa la propria capacità di risoluzione dei problemi.

    3° modo – Disturbi d’ansia secondo la Ricerca Introspettiva

    Quello che invece mi viene da leggere sui disturbi d’ansia in termini introspettivi è la reale disponibilità a guardarsi dentro per comprendere i propri funzionamenti.

    Esiste realmente questa propensione?

    Alla domanda espressa inizialmente, ossia cosa teme l’individuo, se scelgo di muovermi in un’ottica di Psicologia Introspettiva vera, mi viene da rispondere che spesso teme la perdita di una qualche forma di potere. Certo in termini tecnici si può parlare di funzionalità e quindi di mantenimento del sintomo. In ultima analisi è poi la medesima cosa, a prescindere dalla terminologia che scegliamo di utilizzare.

    Sì perché, quello che desidero sottolineare è che la maggior parte delle volte il malessere dovuto ai disturbi d’ansia (e quindi il sintomo) consente di ottenere un qualche beneficio, molto lontano dalla lettura razionale della situazione.

    I giochi di potere sono dei meccanismi subconsci che gestiscono la qualità delle nostre vite. Questo anche se poi tendiamo a non volerli vedere o riconoscere.

    Vedere la realtà attraverso la ricerca introspettiva

    L’ansia è generata da una minaccia apparente, da una paura illusoria.

    Wells parla di pensieri generati da uno schema di pericolo/minaccia.

    Il pericolo è spesso solo apparente e la paura è spesso illusoria.

    Scelgo di non vedere la realtà. Ne costruisco una tutta mia, parallela. Poi, in base a questa “catastrofica” realtà mi consento degli atteggiamenti e delle abitudini automatiche,  abitudini che mi consentano di fare o dire delle cose che in assenza di queste non mi sarebbero concesse.

    Quella dei disturbi d’ansia è un’energia caotica, una miriade di emozioni e comportamenti in subbuglio, non gestiti e incontrollabili. Quest’energia mi tiene impegnato, alimenta la mia parte mentale, quella che segue la razionalità oltre ogni cosa.

    Un tumulto emotivo mi spinge ad agire d’impulso, a ruotare metaforicamente in modo sempre più vorticoso su me stesso.  Così posso rimanere a un livello energetico molto di superficie.  Posso allontanarmi da un contatto più profondo, un contatto che tanto mi spaventa quanto mi potrebbe salvare.

    L’ansia produce un’identificazione smodata con parti di sé stessi, o forme-pensiero, o sub-personalità, terminologie diverse per indicare cose simili.

    Non si sta bene, naturalmente. la sofferenza è reale, ma altrettanto reale è il mantenimento delle cose come stanno. La convinzione subconscia è che si soffre, ma in cambio si ottiene qualcosa a cui si tiene molto. 

    Concordo poi con Leahy sul fatto che, per liberarsi dall’ansia, sia opportuno superare il rifiuto del disagio e che uno dei modi per superarlo sia quello di accettarlo. Da un punto di vista della Psicologia Introspettiva però, sarebbe auspicabile domandarsi prima a che cosa servano le attività sgradite. P. es:

    – Sono un prezzo da pagare per perseguire i nostri veri obiettivi (il nostro sogno)?

    – O sono piuttosto attività per rinforzare un nostro personaggio che le può usare per procurarci sofferenza, in modo da poter poi incolpare persone o situazioni?

    Dobbiamo stare attenti che tutte queste “mosse” (di reazione ansiosa) non contribuiscano a rinforzare un percorso di sacrificio. In una prospettiva reale, questo ci condurrebbe inevitabilmente nell’arena del subire con tutto ciò che ne consegue. Fra cui, un probabile aumento dell’ansia.

    Vittima o protagonista?

    Quando si parla di sacrificarsi in nome di qualcosa o qualcuno si tende spesso a scivolare in ruoli vittimistici. Quando invece si entra nella prospettiva di responsabilizzarsi per raggiungere i propri obiettivi si agisce da protagonisti.

    Il protagonista si muove, pensa e prova in base a delle scelte precise, mai subite ma sempre agite, percorre una strada di Realtà e percepisce i messaggi interiori senza interpretazioni dettate dalle sub-personalità in cui potrebbe identificarsi in quel momento; sceglie il piacere come massima espressione dell’Energia Universale che ci ha generato, accoglie le situazioni difficili non con ansia e timore, ma come diretta conseguenza delle proprie azioni e si spende per modificare le cose partendo da sé stesso e dal proprio mondo interno, uscendo dai giochi di potere e perseguendo i suoi obiettivi interiori.

    Utilizzando la terminologia di Leahy, potrei dire che in un’ottica Introspettiva una delle prime mosse utili per l’ansia e per alleggerire questi giochi è la CAPACITA’ DI FARE QUELLO CHE SI VUOLE

    Antonella Giannini