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Successo e fallimento

Successo e fallimento. Come agisce la vittima?

D: Perché c’è chi ha sempre successo e chi fallisce sempre? Se incomincio qualcosa, sento una forza che mi frena, che mi impedisce di andare avanti. Come posso affrontarla?

Aurora Mazzoldi - La Tentazione - acrilico su tela
Aurora Mazzoldi – La Tentazione – acrilico su tela

Successo e fallimento sono la schiuma e l’acqua della stessa onda e si mescolano in maniera imprescindibile.
Non esiste un successo che sia scevro da piccoli o più pesanti fallimenti e neppure un fallimento che lo sia in modo definitivo.
A meno che non lo si voglia considerare come tale.
Allora chiudo occhi e orecchi a ogni possibile re-inizio e ascolto soltanto il mio scontento.
Ci sono molti aspetti di noi stessi in gioco.

Il ruolo delle aspettative

Matilda, una mia cara amica, ha superato un esame di concorso che le permetterà di avere un ottimo lavoro.
Vado a congratularmi con lei, ma chi incontro è una donna avvilita e profondamente arrabbiata.
Sono stata assunta, ma con un voto basso! E’ come entrare nella vita dalla porta di servizio. Sarò la peggiore lì dentro e mi metteranno a vuotare i cestini della carta straccia per un anno!”
Quello che io vedevo come un successo era per lei un fallimento.
Cos’è successo a Matilda?
Si è fatta delle aspettative troppo alte?
Non accetta la realtà e se ne sente vittima?
Ha paura di affrontare la nuova situazione di lavoro e fugge nella rabbia?
Probabilmente tutte queste componenti sono in gioco e lei vive ogni passo avanti non come un avvicinamento al traguardo, ma come un fallimento.

Affrontare la situazione da protagonista

Potrebbe usarlo come una spinta, un pungolo a proseguire e a rinnovare l’obiettivo iniziale e a lavorare per raggiungerlo, perché è il lavoro che si fa oggi, nel presente, che prepara i frutti del domani.
Lo sa bene il contadino che smuove e ingrassa la terra alla fine dell’inverno per avere un buon raccolto in estate.

o da vittima?

Ma può anche diventare un’occasione per fermarsi a piangere, per incattivirsi e darsi addosso: “Non valgo niente!” e per rinunciare.  Fare la vittima e affidarsi al sabotatore interiore è una tentazione che sta sempre in agguato dietro la porta.
E’ la parte scura e minacciosa dell’onda, mentre la sua cresta spumeggiante è il protagonista.
Successo e fallimento si giocano tra queste due forze, comunque sempre compresenti in noi.
A quale vogliamo prestare ascolto e dare maggior peso e importanza?

I vantaggi del fare la vittima

Ci sono vantaggi sia da una parte che dall’altra.
Se cavalco la vittima, posso contare sulla commiserazione della maggior parte delle persone e darmi da fare meno perché, tanto, non ne vale la pena, se poi mi va tutto storto!
Magari trovo qualcuno, impietosito, che fa le cose per me.
E col tempo, maturo l’idea che gli altri hanno il dovere di fare qualcosa per farmi stare meglio e quel benessere diventa un mio diritto.
Anche il successo lo è, che lo meriti o no.
Se non arriva, la responsabilità non è certo mia, ma dei genitori, che non mi hanno compreso, degli insegnanti che non hanno saputo trarre il meglio da me, del governo, che è fatto di egoisti, della fortuna, che è cieca e della vita ingiusta.
Fare la vittima mi pone su un trono, che però è fatto di spine e di rinunce, da dove punto il dito contro tutti.
Ma ci sto comodo?

Gli svantaggi

Una vittima non può avere successo, perché è contrario alla sua natura e non sta certo a lei cambiare, ma a me valutare quanta importanza darle.
Osservare se quello che mi offre soddisfa i miei desideri o no, se mi conviene o no, portare la mia attenzione sul modo di vivere che mi prospetta.
L’aprire gli occhi sulla vittima è un esercizio di consapevolezza che mi permette di conoscerla sempre meglio.
Mentre la osservo mi sposto impercettibilmente sull’altro aspetto dell’onda: meno sono vittima e più sono protagonista!

Come cambiare la situazione

Per cambiare non serve a niente imporsi di fare questo o quello e inutili sono i buoni propositi come pure gli sforzi e i sacrifici.
Il cambiamento è possibile solo con la conoscenza e la comprensione della nostra realtà interiore, ogni altra reazione è solo un “far finta” per buttare fumo negli occhi, nostri e degli altri: “Vedi come mi do da fare? Eppure non funziona con me!”
I vantaggi del protagonista sono molteplici, il successo, una vita più facile e vissuta come la intendo io, ma nulla è più appagante della soddisfazione piena e gioiosa, della sensazione di valore e potenza, dell’orgoglio del bimbo che riesce, dopo svariati tentativi, ad allacciarsi le scarpette da solo e a correre finalmente libero.
E’ questa intima sensazione di essere “grande” che dovremmo perseguire dentro di noi.

Aurora Mazzoldi

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