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Severi con se stessi

Severi con se stessi

D: Perché essere così critici con se stessi?

Il carteggio introspettivo continua con la risposta di Iris, che domanda a Lucia perché è così spietata con se stessa.
(Qui puoi leggere l’email precedente)

4 gennaio 2018

Ciao Lucia,

Innanzitutto grazie, ho letto con molto piacere la tua email. E’ uno scritto molto ricco, infatti i temi che affronti sono parecchi e tutti quanti meriterebbero di essere approfonditi.

Ciò nonostante, leggendoti, ce n’è uno che mi ha toccato più degli altri: quello del “giudice interiore”. Ovvero quella parte che di noi che si erge a giudice supremo di ogni nostra azione e scelta e che, di solito, è molto più dura di quanto lo sarebbe un giudice ordinario.

Infatti, parole come “perverso”, “mostro”, “terribile”, “umanamente inaccettabile” condannano duramente le tue scelte. Spostandoti dal “giudice interiore” ad un buon e severo giudice di tribunale, probabilmente le parole sarebbero differenti, penso a “complicato” anziché “perverso”. Lo stesso per quanto riguarda le domande che poni, ad esempio la domanda anziché essere “sono forse un mostro?” potrebbe essere “quale parte di me ricerca questa esperienze? Cosa c’è sotto la maschera? quali esperienze ricerco?”.

L’idea che mi sono fatta è che, quando cerchiamo di risolvere un problema o comprendere una situazione, ci sono domande “fittizie” e domande “risolutive”.

Le prime, quelle fittizie, non portano verso la comprensione ma conducono in un loop giusto-sbagliato nel quale difficilmente si trova una soluzione armonica, anzi solitamente ci si mantiene in una situazione. Questo loop è, secondo me, il risultato di quando diamo in mano le nostre scelte al giudice interiore.

Le seconde, quelle “risolutive”, invece sono mosse dalla curiosità e portano piano piano a comprendere le nostre dinamiche interiori. Solo quando abbiamo compreso i nostri schemi, i nostri meccanismi e l’intenzione che sta sotto possiamo avere chiari i costi e i benefici e quindi scegliere consapevolmente la strada che intendiamo percorrere, senza giudizio.

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