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Persone o Personaggi?

Quanti di noi si rendono conto di che cosa siamo: persone o personaggi?

Persone o personaggi. Che cosa siamo veramente?

Se non capiamo che cosa siamo noi: persone o personaggi, sarà molto difficile capire chi sono gli altri e agire nel modo giusto con loro.

Aurora Mazzoldi - Innocente Perfidia
Aurora Mazzoldi – Innocente Perfidia

Il personaggio è un modo di fare che si fissa e che diventa la nostra caratteristica principale.
“Guarda quella persona come è forte e decisa e come sa il fatto suo!”
Quello è il personaggio che quella persona sta interpretando e che, almeno per gli altri, è evidente e facilmente riconoscibile.
Tutti interpretano un personaggio nella vita e lo hanno scelto perché li rende sicuri.

Perché sembra che il personaggio ci dia sicurezza?

Ci siamo convinti – per averlo notato in qualche adulto che ci ha impressionato da bambini – che è la strategia vincente per ottenere quel potere (prestigio, favori, obbedienza, etc.) che ci interessa.

“Se all’inizio funziona, funzionerà sempre!” pensiamo. Così lo adottiamo e ci facciamo dirigere da lui.

Che vantaggio ne abbiamo (o, almeno, ci sembra di averne)?

Non abbiamo più bisogno di valutare, ponderare e scegliere davanti alle diverse situazioni della vita. E’ lui a reagire al posto nostro. Purtroppo lo fa sempre nello stesso modo, meccanicamente.

“Osservo spesso dei miei modi di fare che non mi piacciono più. Vorrei cambiarli, ma non ci riesco…
Che cosa siamo diventati? il personaggio? Come possiamo liberarcene una volta per tutte?

Come lo si costruisce?

Una madre vuole che suo figlio vada a pranzo da lei tutte le domeniche, perché le fa piacere e perché pensa che sia la cosa giusta. Essa mette allora in atto tutta una serie di “strategie” per obbligarlo a prendere quest’abitudine.
Crea un’aspettativa nei suoi confronti e la rinforza lamentandosi o fingendosi sofferente. In questo modo lo farà preoccupare, lo costringerà “moralmente” a ubbidirla.

Fa la vittima, insomma, che è una creatrice di personaggi, ai quale tutti ricorriamo!
Se il figlio cede e magari anche qualche amica benevola si prodiga per lei, mossa a compassione dalle sue lamentele, la madre in questione dà ancora più forza a questo suo modo di fare per stabilizzare il potere acquisito. Col passare del tempo lo farà diventare un comportamento abituale.
Invece di fare la vittima quando le serve e poi ritornare ai suoi comportamenti abituali, diventa piano, piano, una vittima, fino ad essere una vittima. Da quel momento in poi è il personaggio che stabilisce il suo comportamento.

Così succede a chi seduce e cerca il potere dell’attenzione e dell’ammirazione sull’altro sesso. Si comporta così anche l’amazzone che reagisce aggredendo l’uomo che pur desidera, ma di cui ha paura. Potete vedere il personaggio anche nell’uomo tutto d’un pezzo, che non cede e non si piega davanti a nulla e così via. Un elenco di possibili personaggi è visibile in Wikipedia – Personaggio Tipo.

Che cosa siamo? Uomini o burattini?

Se fossimo in grado di scegliere se essere persone o personaggi, potremmo servirci dei personaggi per i nostri scopi, temporaneamente.

L’identificazione ci fa però “perdere la memoria”, ci fa dimenticare che cosa siamo, ci fa dimenticare che il personaggio non siamo noi!
Va a finire che è lui a far muovere noi, come se fossimo dei burattini. Ma il burattinaio agisce meccanicamente. Così ci troviamo a ripetere e ripetere la stessa esperienza, reagendo allo stesso modo in ogni situazione. Siamo diventati veramente dei burattini?

La madre di cui sopra finirà per essere veramente ammalata o per fallire continuamente perché ha scelto un personaggio drammatico. La seduttrice manterrà atteggiamenti seduttivi anche a 80 anni, apparendo ridicola e fuori tempo. L’amazzone instaurerà tristi rapporti di conflitto con i suoi partner. L’uomo tutto d’un pezzo soffocherà la tristezza, la dolcezza, la compassione che, bloccati, scaveranno dentro di lui profondi solchi di disperazione.

Il personaggio che interpretiamo, lo abbiamo scelto fra i tanti, per avere un tipo di potere che ci sembra non solo piacevole, ma anche rassicurante.
Una volta che si è stabilizzato è difficile lasciarlo andare o dargli meno importanza.

Persone o personaggi? Come liberarci del personaggio-burattinaio

Non siamo più capaci di affrontare le situazioni in maniera diversa perché ci fanno paura. Ma il nostro personaggio porta con sé emozioni di rabbia, delusione e insoddisfazione.

Molte cose nella nostra vita non ci piacciono più, non funzionano e non le vogliamo. Questo lo abbiamo capito, ma non basta per cambiare qualcosa.

Non possiamo scegliere con la volontà se vogliamo essere persone o personaggi.
Non si può “eliminare” un’emozione qualsiasi solo perché un bel mattino diciamo basta! e vogliamo voltare pagina. O comunque non si risolve la situazione disprezzandola e combattendola perché la riteniamo fastidiosa e arrabbiandoci con essa e con noi stessi perché non riusciamo a sopprimerla.

L’unico modo per “venirne a capo” è riconoscerla attraverso una “ricerca interiore” e integrarla.
Come si può integrare un’emozione che è già dentro di noi?
Il primo passo è l’accettazione di tutte le nostre parti, fisiche ed emotive, con i loro bisogni e le loro caratteristiche.
Accettare vuol dire aprire le braccia al bambino interiore che strilla e tira calci, in modo da offrirgli rifugio e ascolto. Vuol dire lasciarlo sfogare con la sua insoddisfazione, frustrazione, rabbia o paura, in modo che il fuoco dell’emozione, bruciando, se ne vada in scintille e fumo.
L’importante in tutto questo è non aggiungere al fuoco altra legna.

Come togliere energia al meccanismo.

Si dà energia al personaggio per ignoranza e per abitudine.
L’ignoranza va colmata con l’osservazione e la comprensione. L’abitudine invece, non la si sradica con qualche momento di osservazione. Dobbiamo tener conte che, attorno al personaggio, si è creato un meccanismo di pensieri ed emozioni che si alimentano gli uni con gli altri.
Ma se un meccanismo non lo si può eliminare, si può però staccare la corrente che lo alimenta.
Il meccanismo rimane lì, come tutte le nostre forze emotive, ma è solo la nostra attenzione, la nostra identificazione che lo rende attivo.

Siamo noi a doverci togliere da lì e non le forze emotive a doversene andare! La scelta: persone o personaggi implica che dobbiamo riconoscere il personaggio. Nel momento in cui lo riconosciamo, abbiamo già cominciato a staccarcene, ma non con la volontà.
Staccarci dalle forze emotive che comandano in noi significa ascoltarle, imparare a conoscerle – e a questo ci porta l’osservazione – e scegliere poi se e quando smettere di prestar loro attenzione. Dobbiamo saper togliere il nostro interesse, se vogliamo che non interferiscano con le nostre scelte.

Il volerle “eliminare” crea uno stato di animosità e lotta che le alimenta e ce le rende nemiche.
Ed è un nemico che vince sempre!

Aurora Mazzoldi

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