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Come non sabotare le iniziative

Come non sabotare le iniziative – Il sabotatore interiore

Aurora Mazzoldi - “L’offuscamento” (esempio di sabotatore interiore) acrilico su tela
Aurora Mazzoldi – “L’offuscamento” acrilico su tela, cm. 80 x 60

D: Si parla di come non sabotare le iniziative.  Ma, se non riesco a portarle a compimento, non sono certo io a sabotarle. C’è sempre qualcosa che si mette in mezzo, che mi blocca. E poi, c’è anche la sfortuna…”

Si pensa sempre che, se le cose non vanno, sia per colpa di fattori esterni.

Bisognerebbe però rendersi conto che, molto spesso, siamo noi stessi a sabotare le nostre iniziative.

Però, è molto difficile accorgersene, perché il nostro sabotatore agisce in modo nascosto. Facciamoci la domanda: “come sarebbero andate le cose se le avessi impostate in altro modo? O se avessi fatto scelte diverse?”

La domanda successiva è: “che cosa, dentro di me, mi ha spinto a fare scelte sbagliate?”

Ecco che comincia ad affiorare il sabotatore interiore.

Emozioni e benessere psicofisico

Il quadro di arte introspettiva di Aurora Mazzoldi, che  illustra meglio i concetti, e che stimola il contatto con le proprie parti subconscie, è  quello che riportiamo qui.

Questo quadro è una tela densa di simbolismi, di dettagli e di armonizzazioni cromatiche, che facilitano la comprensione attraverso l’immagine.
Un po’ come quando, durante una lezione di geometria, l’insegnante faceva un disegno “alla lavagna”, per spiegare meglio i concetti.
Ebbene anche i quadri introspettivi ci mostrano, in forma visiva, i nostri meccanismi interiori più profondi e le reazioni emotive che ne conseguono.

Interpretiamo il quadro!

Nella tela in primo piano appare un bambino in sella ad un triciclo, sprovvisto di ruote posteriori.
Chi avrà tolto le ruote?
Vi invito a porvi in contatto con la tela per dare una risposta a questo quesito.
La risposta che emerge è molto importante. Perché la modalità di lettura dei simboli dipinti sulla tela, mi indica quale interpretazione tendo a dare al mondo che mi circonda.

Sapete bene che ognuno di noi vede la Realtà con un proprio personale paio di “occhiali”. La ricerca introspettiva mi consente di scoprire che tipo di occhiali uso nella vita di tutti i giorni.

TORNIAMO AL QUADRO: il dettaglio fondamentale è che è stato proprio il bimbo a togliere le ruote posteriori. Risalito in sella, inizia a pedalare freneticamente, con grande sforzo e con un espressione del viso tutt’altro che gioiosa.

Ma quanta fatica… e soprattutto…. malgrado la fatica, rimane sempre fermo nel medesimo punto.
E questo lo si può anche notare osservando l’immobilità della bandierina posta sul retro del sellino.
Questa è la simbolizzazione di quanto accade dentro di noi, quando ci identifichiamo con il nostro sabotatore interiore.  Il sabotatore interiore è una delle tantissime sub-personalità che compongono il nostro mondo interno e che agiscono a livello subconscio.

Vi invito a non commettere l’errore di giudicare stupido chi si lascia gestire dal suo sabotatore (in tempi e modi diversi lo facciamo un po’ tutti). Tenete conto che gli obiettivi di quest’ultimo sono tutto fuorché stupidi.
Sono obiettivi chiari, mirati e perseguiti con grande determinazione e caparbietà.
Spesso il progetto che sta alla base di questa scelta inconsapevole non emerge alla nostra coscienza. La nostra razionalità non riesce a comprenderlo. Ma questo non vuol dire che sia poco importante.

Una testimonianza di vita

Ora cercherò di portarvi un esempio di vita che, forse più di tutto, chiarisce quanto intendo trasmettere.
Una conoscente, che chiamerò Alba, un giorno mi confidò un suo grande sogno, un desiderio profondo, quello di trovare un lavoro come cuoca.
Questo non solo perché adorava cucinare e le riusciva molto bene, ma anche e soprattutto per affrancarsi dal marito. Voleva avere del tempo da dedicare ad una sua realizzazione professionale e avere anche delle entrate tutte sue. Questo le avrebbe consentito di sentirsi libera di spendere il proprio denaro.


Lei era sempre stata casalinga, accudiva la figlia adolescente e si occupava anche del marito, un dirigente di successo, molto impegnato e dedito all’azienda per cui lavorava.

Alba viveva con un cocente senso di frustrazione. In casa faceva tutto quello che le competeva e lo faceva pure bene, ma senza mai ricevere un grazie o un riconoscimento.
Questo a volte la faceva sentire ignorata e data per scontata.
Ora che la figlia era un po’ più grandicella e che il marito era sempre più impegnato con il suo lavoro, le rimaneva molto tempo per sé stessa. Ma quando parlava del suo ménage familiare, emergeva una certa dose di demotivazione e noia.
Talvolta, parlando del marito che tanto appagamento traeva dal suo lavoro, si esprimeva con toni di rabbia e forse talvolta, sottilmente, anche di invidia.
Così, dopo un lungo periodo di riflessione, spronata dalle amiche e in parte anche dal marito, decide di presentarsi presso alcuni ristoranti per ottenere un lavoro in qualità di aiuto-cuoca.

Finalmente si cambia!

Dopo una lunga serie di tentativi, ci riesce e trova lavoro. Le propongono un’assunzione, inizialmente in qualità di aiuto cuoca. Vi sono anche concrete prospettive future di poter diventare cuoca.
Così Alba inizia una fase di vita molto appagante. Tra le altre cose può avere un contratto part-time, ossia un impegno limitato all’ora di pranzo.
Anche il suo timore (o meglio il suo senso di colpa) di trascurare la figlia al rientro dalla scuola, viene così a cadere.

Le cose iniziano ad andare molto bene.
Lei è felice e appagata. Si diverte facendo quello che ha sempre amato fare. Non le sembra vero.
I titolari, vedendone l’abilità, l’impegno, la passione, lo spirito creativo, la voglia di fare e la forte motivazione al risultato, le lasciano carta bianca su una serie di decisioni.
Apprezzano molto i suoi manicaretti, riconoscono le sue eccezionali abilità e iniziano ad attribuirle maggiori responsabilità. Non le lesinano né i complimenti, né la corresponsione di sostanziosi premi economici a fronte di tanta dedizione.
L’unica cosa che ancora non le avevano proposto era la promozione da aiuto cuoca a cuoca

Nella sostanza, aveva la medesima autorevolezza del cuoco e, con gli arrotondamenti in busta paga, finiva per ricevere anche un compenso simile.
Il cuoco era una persona molto gradevole, che la sosteneva. Appoggiava in pieno il rispetto e i riconoscimenti che i due titolari le riservavano. Lui stesso si riteneva fortunato ad avere una collaboratrice così efficiente e abile.
Insomma, un ambiente idilliaco, talmente idilliaco….da infastidire il “sabotatore interiore” di Alba. Questo, con grande maestria, si prepara lentamente ad agire secondo il suo copione subconscio.

Sabotatore all’opera

Aurora Mazzoldi - L'Offuscamento (particolare ruote)
Aurora Mazzoldi – L’Offuscamento (particolare ruote)

Con il passare del tempo, Anna inizia a provare un forte livore. Si chiede come mai, pur essendo trascorso un mese, i titolari non l’avessero ancora promossa a cuoca. Sperava di poter sostituire il cuoco esistente.
Secondo i suoi pensieri, questo doveva capitare subito o, al massimo, entro un mese (vediamo qui, come Alba si distacchi dalla realtà per entrare in un’illusione. Nessuno dei due titolari infatti, le aveva promesso nulla e, men che meno, dopo un mese).  Di mesi, ne erano già trascorsi sei e lei si sentiva imbrogliata, frustrata e delusa.

Inizia ad andare a lavorare con meno entusiasmo, le ore le pesano, ha poca voglia di proporre nuove idee. Non sperimenta più nuovi manicaretti. Non investe più molto tempo nel tentativo di migliorare l’immagine del ristorante. Lavora in modo svogliato e senza passione. Preferisce trascorrere più tempo in chiacchiere con i colleghi e, se riesce a delegare qualche incarico, lo fa con grande piacere.
Più trascorre il tempo, più lei si percepisce come vittima, sfruttata, non valorizzata e imbrogliata.

Naturalmente questo cambio di rotta viene notato dai superiori. Anche se le danno tempo e interpretano la cosa come un momento transitorio, a fronte del protrarsi del comportamento, sono costretti ad intervenire.
La convocano, le parlano, le spiegano i loro dubbi e le loro perplessità e le chiedono con delicatezza una spiegazione in merito a tale cambiamento.
Lei, come tutta risposta, inveisce contro di loro, facendo un elenco di ingiustizie subite (illusorie e funzionali al sabotatore). Finisce poi per accusarli di non aver mantenuto la parola data.

Come interrompere il successo

Come si può facilmente dedurre, Alba viene licenziata. Se ne ritorna a casa con una rabbia profonda, ancora avvolta nel senso di ingiustizia.
Rientra nella propria routine.  Si racconta che il mondo del lavoro è cattivo, pieno di gente disonesta e sfruttatrice, che aveva fatto bene fino a poco tempo prima a non cercare un’occupazione per realizzarsi.
Si racconta che è meglio accontentarsi del ruolo di casalinga, moglie e madre. In fin dei conti, certo non si sente realizzata e neppure felice, ma almeno non viene imbrogliata o sfruttata ingiustamente.

E così la sua parte mentale/razionale riesce a trasformare un grosso equivoco, legato ad un’errata lettura della Realtà, in un accadimento fortunato e positivo…
E inizia a raccontarsi di essere stata brava, di aver nutrito la sua autostima, di essersi fatta rispettare e di aver dato il benservito a dei nemici del suo benessere.

Stranamente però, da quel giorno, Alba inizia ad accusare una serie infinita di piccoli, e apparentemente casuali acciacchi. Un giorno le si blocca la schiena Dopo qualche mese si sloga una caviglia. Dopo un anno circa inizia a non digerire bene a causa di una forte acidità di stomaco…e altro ancora).
Trascorre così il tempo libero dalle mansioni di casa, in visite mediche di ogni tipo.
Acquista prodotti naturali o omeopatici di tutti i generi. Investe somme di denaro importanti.  Si stupisce del fatto che, passato un malessere, se ne ripresenta quasi subito un altro…e avanti così.
Il suo corpo evidentemente stava cercando di trasmetterle un messaggio, che però Alba, ancora fortemente identificata nel suo “sabotatore”, non voleva ascoltare.

Il percorso interiore

Ecco in parole semplici come agisce il nostro sabotatore interiore.
Naturalmente la tematica in sé stessa è estremamente complessa e ramificata. Vi ho trasmesso solo un piccolo scorcio che andrebbe approfondito e ampliato.
Comunque, chissà che questo racconto non vi conduca a rivedere qualche accadimento della vostra vita che, magari, ha delle leggere o delle forti somiglianze con la vicenda di Alba.
In questo caso, non arrabbiatevi con voi stessi, ma prendetelo come un segnale estremamente interessante di un vostro funzionamento subconscio, anche se non propriamente vincente.

E come possiamo agire sui nostri meccanismi interni poco funzionali?
Attraverso la comprensione che si acquisisce lavorando su noi stessi e creando un rapporto sempre più stretto ed amichevole con il nostro mondo interno.
Non è un lavoro semplice, ma gli strumenti ci sono, se si sceglie di intraprenderlo.
Per noi gli strumenti per eccellenza sono le tele di arte introspettiva e la psicologia introspettiva.

Perché lavorare con i quadri di arte introspettiva?

E come funzionano questi quadri?
L’osservazione di questi quadri muove dentro di noi una serie di reazioni emotive, che altrimenti difficilmente si attiverebbero.
Questo movimento interno, ci consente di sentire, di osservare, di accogliere e di entrare dentro le nostre emozioni più profonde.
Le tele riescono cioè a disattivare, anche se solo per un breve lasso di tempo, l’iper-controllo e la vigilanza della nostra parte mentale, sempre attiva e presente, con le sue censure e le sue distorsioni interpretative.

Questo tipo di contatto autentico con il proprio mondo interno è un cammino che porta un reale equilibrio nel nostro quotidiano, rendendoci i veri registi della nostra vita.
Una strada che va affrontata con molta pazienza e tenacia.
Questo è quello che noi ricercatori introspettivi facciamo, assieme alle persone che scelgono di lavorare in questo modo.

Buona ricerca a tutti!

Antonella Giannini

“La terra è un Paradiso, l’Inferno è non accorgersene”
(Jorge Luis Borges)

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