page contents

Sentirsi Depresso

Sentirsi depresso. Accogliere la Tristezza. Sperimentiamo un quadro introspettivo

D: Accogliere la Tristezza vuol dire che bisogna restare dentro ai nostri stati emotivi, senza tentare di uscirne? Non è più giusto cercar di liberarsene? E, magari, il più presto possibile?

Aurora Mazzoldi - Depressione
Aurora Mazzoldi – Depressione

 

Accogliere la tristezza non vuol dire arrendersi ai nostri stati emotivi senza reagire. Vuol dire piuttosto non consumare energie per combatterli. Vuol dire osservare con la neutralità possibile,  accogliendo tutti i nostri stati emotivi più profondi.  Questa è la base della ricerca introspettiva.

Accogliere le onde emotive più grigie è un qualcosa di intimo, qualcosa che deve necessariamente avvenire all’interno di noi.

Può accadere di sprofondare in uno stato di cupa tristezza e apatia, malgrado la  nostra vita sia  apparentemente serena.

E’ buffo come ci si senta persino in colpa per quello che si prova, perché nella realtà dei fatti, non esisterebbero buoni motivi per stare male (potremmo avere una famiglia unita,   un lavoro che ci piace,  dei figli sani ,  molti amici ..tutto sembra girare per il verso giusto…eppure) ….emerge talvolta una strana sensazione di tristezza e profondo vuoto…..COME MAI ???

Certo a volte possiamo attribuire questa sensazione a qualche evento traumatico che si è verificato nel corso della nostra vita, e che porta a galla un bagaglio di dolore e di solitudine, che in realtà trova radici nel nostro lontano passato.

Talvolta accade invece che, non sembrano esserci delle cause scatenanti oggettive, ma si genera  quel sottile stato d’animo, che pervade il nostro vivere, in modo quasi impercettibile, che sembra toglierci gli stimoli e la voglia di vivere.

Accogliere un’emozione significa percepirne la PULSAZIONE senza pensare all’azione; rimanere in contatto con quel tipo di percezione, impedendo che la parte mentale  cerchi di manipolarla o dirigerla in base ai suoi scopi.

Per esplorare questo genere di “clima emotivo” prendiamo come strumento di lavoro la tela di arte introspettiva, intitolata Depressione, di Aurora Mazzoldi

Un quadro introspettivo: sperimentiamo

Osserviamo la tela.

Sembra molto interessante e forse mi incuriosisce ma probabilmente  è ancora la parte razionale che agisce in me.

Me ne accorgo perché mi colpiscono dettagli superficiali.

Forse emerge irrequietezza.

Piano piano, quando la razionalità si indebolisce, inizia a muoversi qualcosa dentro.

Si potrebbe respirare una certa inquietudine, che piano piano si trasforma.

I movimenti iniziano a rallentare, può emergere una sorta di allentamento delle tensioni.

Piano piano il nostro sguardo può cambiare,  può sembrare che gli occhi vadano al di là del vedere….entrino cioè nel sentire e nell’osservazione degli stati emotivi, nel tentativo di cominciare ad accogliere la tristezza .

Nel quadro si vedono delle sbarre di una cella.

Posso provare a chiedermi cosa provo vedendo quelle sbarre?

E’ forse una sensazione che conosco? Che magari non mi piace, ma che conosco bene?

Provo a rimanere in quella sensazione, quella che non mi piace, capisco che è difficile, ma sarebbe importante rimanerci

Ci provo. Rimango in ascolto del turbinio di emozioni che si genera nella mia pancia.

Mi potrei sentire prigioniero, quel viso a destra … pare dare degli ordini, con durezza

Potrebbe apparire una prigione fatta di obblighi, di doveri, di regole rigide, ma anche di solitudine.
Il volto di sinistra potrebbe essere rassegnato, forse non vede via d’uscita.

L’emergere degli stati emotivi: la rabbia

Durante il contatto potrebbe anche emergere un’onda di rabbia…

Come potremmo descriverla? Fastidio ? Forse tensione?

Cosa farei? Mi viene da accoglierla o da soffocarla, facendola implodere dentro di me?

Qual è il mio schema abituale? Provo a chiedermi come mi comporto solitamente quando sento la rabbia.

Come la considero? La giudico? Forse non mi va bene? Forse arrabbiandomi divento una cattiva persona ? Ingrata ed egoista?

Proviamo adesso a non giudicare o etichettare questa emozione, e cerchiamo di sentirla, mentre attraversa il nostro corpo, percependone le vibrazioni.

Si può sentire del calore, un formicolio, oppure le braccia o le gambe che si irrigidiscono, forse emerge una forte tentazione di urlare o forse piangere ….

Proviamo ad accogliere tutto questo…senza censure…senza giudizio…

Rimaniamo nel silenzio.

La solitudine

Potrebbe emergere della solitudine

Riusciamo a visualizzare la parte che si sente così sola?

Forse potrebbe essere il viso di sinistra, appare così triste e solo

Potremmo provare ad accogliere quel viso con tutta la sua solitudine e il suo dolore?

Proviamoci.

Entriamo nuovamente nel silenzio

Come sembra che stia ora quella parte così sofferente? Ora che abbiamo provato ad ascoltarla.

Forse sta un po’ meglio? Sembra meno sola e abbandonata?

Se siamo riusciti ad accoglierla è proprio così che si dovrebbe sentire, perché in realtà abbiamo accolto ed integrato una parte di noi

Oppure non è abituata a sentirci così vicino. Potrebbe non fidarsi, tenersi lontana, non importa, questo è il primo passo del cammino.

Ne seguiranno molti altri che ci porteranno a stare sempre meglio

Conclusione 

Questa che abbiamo appena vissuto è stata una brevissima esperienza di lavoro su sé stessi con un quadro di arte introspettiva.

Certo è solo un piccolo assaggio, ma per riuscire ad entrare nel mondo dell’introspezione è un buon inizio.

Abbiamo sperimentato un primo stadio di contatto con alcune nostre parti profonde.

Questo tipo di percorso permette di raggiungere un solido e autentico equilibrio interiore,
attraverso l’accoglienza, l’ascolto e l’integrazione.

Questa è la peculiarità e l’unicità del percorso introspettivo.

In conclusione potremmo iniziare a diventare dei buoni amici di noi stessi.

E come fanno i veri amici, possiamo iniziare ad andarci bene esattamente così come siamo, con i nostri lati brillanti e quelli più cupi.

Potremmo scoprire che la tristezza e ancora di più la  malinconia, non sono emozioni così negative o distruttive. Non vanno soffocate o rifiutate.

Possono invece portare a rallentare e diventare più attenti e focalizzati su quello che si muove dentro di noi, per cui possono essere dei preziosi strumenti per andare a sanare le nostre più profonde ferite interiori.

Antonella Giannini

Contenuti simili

Lascia un commento