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Consapevolezza e Esperienza Interiore

D: Si parla di fare esperienza interiore. Ma, nella mi vita, ho fatto esperienze di tutti i tipi. Ma queste esperienze a che cosa mi sono servite? ho ottenuto quello che volevo o, almeno, una maggior consapevolezza? Che cosa devo comprendere ancora?

Consapevolezza – Osservare il personaggio

Che cosa vedo, quando mi guardo allo specchio?

Aurora Mazzoldi - Streghe - Riconoscere questi personaggi in noi aumenta la nostra consapevolezza e la nostra esperienza interiore
Aurora Mazzoldi – Streghe – Pittura acrilica

Il mio viso, naturalmente è la mia maschera. E’ il personaggio che interpreto e che mi aspetto che venga riconosciuto anche dagli altri.

L’approvazione degli altri è talmente importante per me che se non c’è,  vado in crisi.  Ma non accetto di apparire diverso.  Anche se aggiusto un po’ il mio personaggio,  quello, di fondo, rimane lo stesso.

Nascondo e mi vergogno perfino di quei sentimenti, quelle emozioni, che posso provare ma che non corrispondono al mio personaggio.

La donna forte vive come una vergognosa debolezza la sua voglia di piangere o momenti di romanticismo. Un freddo e cinico uomo d’affari difficilmente si lascerà impietosire, né si lascerà andare a coccole e tenerezze. Non cederà nemmeno con i suoi cari.

Tutte le persone interpretano, in modo poco consapevole, un qualche personaggio. A esso dedicano gran parte della loro energia e per conformarvisi condizionano la loro vita.

 

Il ricercatore introspettivo ricorre all’osservazione

L’osservazione porta a una maggior consapevolezza. Il ricercatore introspettivo si rende conto di quale personaggio sta interpretando, ne riconosce i limiti e considera gli obblighi che ne derivano. Senza osservazione non si arriva a una vera e propria esperienza emotiva.

Ma è utile tutto questo?

Ormai sappiamo bene che la scelta del personaggio è dettata dal bisogno di emergere o di sentirsi protetti, più sicuri e ben inseriti in un determinato ambiente.

Se il personaggio funziona, a che cosa mi serve osservarlo?

Dato che è una maschera rigida, un personaggio funzionerà bene solamente in un numero ristretto di situazioni, ma fallirà in tutte le altre.

Nel teatro un personaggio può giocare vari ruoli – e così succede a noi nella vita – ma li gestirà tutti nello stesso modo. E’ prevedibile perché ripetitivo.

L’osservazione mette in evidenza la poca flessibilità, la sua incapacità di cambiare se le circostanze lo richiedono e gli svantaggi che ne derivano. Ci porta a consapevolizzare, col tempo e con una buona dose di esperienza, che noi non siamo quel  personaggio, ma molto di più.

La consapevolezza che noi siamo il creatore di quel personaggio, l’attore che lo interpreta, ci mette in grado di servirci di lui. Lo useremo a nostro vantaggio e fino a quando ci converrà.

Consapevolezza e esperienza interiore

Solo un’attenta osservazione di se stessi produce esperienza vera ed è utile per diventare più consapevoli.

Ma che cosa significa esperienza interiore?

Sembrerebbe che tutte le nostre esperienze siano interiori poiché succedono dentro di noi, le viviamo attraverso le nostre emozioni e sulla nostra pelle. Ma non basta provare un’emozione per farne esperienza. Sono due cose diverse.

In un’infelice relazione sentimentale, gli alti e bassi emotivi sono all’ordine del giorno.

Sembra di amarsi in modo viscerale, di non poter stare l’uno senza l’altro… Poi, la sera dello stesso giorno, ci si guarda in cagnesco, accusandosi reciprocamente di insensibilità.

E’ una girandola emotiva che fa restare senza fiato, ma è esperienza nel vero senso della parola?

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Ci si lascia portare dalle emozioni, trascinare dalla passione, sconvolgere dalla paura di perdere la persona amata e di rimanere soli.

Non si capisce nulla, si reagisce meccanicamente ai comportamenti dell’altro con un botta/risposta emotivo continuo. Non si riesce a fermarsi un attimo, a considerare la situazione con calma e con un minimo di consapevolezza.

In questo modo non è possibile fare una vera esperienza dentro di noi perché si segue solo l’impulso emotivo del momento. Così, se si è preda della paura, si implora l’altro di restare e si promette qualsiasi cosa per convincerlo. Se si è arrabbiati o delusi, lo si aggredisce. Poi, se ci arriva una rosa o un bacio, gli si perdona tutto e così via.

Solo se, a un certo punto della vita, mi rendo conto di come sto agendo, se comincio ad agire consapevolmente, posso dire di fare esperienza. Esperienza interiore e consapevolezza mi porteranno poi a riflettere sui miei comportamenti e sulle loro conseguenze. Solo dopo aver riflettuto e capito la situazione nella sua interezza e nelle sue dinamiche di botta e risposta, sarò in grado di cambiare.

Come iniziare a osservarsi

Ci si può porre la domanda: “Perché scelgo dei partner così?”. Poi si può riportare l’attenzione su noi stessi e cominciare a osservarci consapevolmente.

Osservare in che modo si reagisce a quello che succede intorno a noi. Chiedersi poi il perché delle emozioni, a volte violente, che scoppiano dentro di noi e che poi rischiamo di scaraventare addosso agli altri.

Osservare la reazione di chi ci sta intorno,  chiarire se corrisponde a quello che volevamo ottenere, stabilire fin dove vogliamo spingerci.  Dove vogliamo arrivare?

Tutto questo mentre continuiamo a interagire con gli altri.

Man mano che si comprende il perché delle nostre reazioni,  non si ripetono più gli stessi errori.  Si agisce meno per abitudine e più consapevolmente.  Un magico frutto di esperienza della realtà.

Questo ci rende più consapevoli delle nostre ipocrisie, di quello che nascondiamo a noi stessi e agli altri. Comprendiamo le vere, profonde motivazioni che ci spingono ad agire in un modo invece che in un altro. Avendolo compreso, possiamo poi decidere noi come agire. Sappiamo a che cosa possiamo andare incontro e quale potrà essere il prezzo da pagare.

Aurora Mazzoldi

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