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Consapevolezza emotiva

Consapevolezza emotiva – Osservare il personaggio

D: Si dice che è importante fare esperienza interiore. Io, nella mi vita, ho fatto esperienze di tutti i tipi. Ma queste esperienze a che cosa mi sono servite? Ho ottenuto forse una maggior consapevolezza? Che cosa devo comprendere ancora?

Che cosa vedo, quando mi guardo allo specchio?

Aurora Mazzoldi - Streghe - Riconoscere questi personaggi in noi aumenta la nostra consapevolezza e la nostra esperienza interiore
Aurora Mazzoldi – Streghe – Pittura acrilica

Il mio viso è la mia maschera, è il personaggio che interpreto; é quello che gli altri devono riconoscere.

L’approvazione degli altri è importante per me e, se non c’è, vado in crisi. Ma non voglio cambiare nulla. Al massimo, aggiusto un po’ il mio personaggio, ma quello, di fondo, rimane sempre lo stesso.

Nascondo e mi vergogno perfino di quei sentimenti, quelle emozioni, che posso provare ma che non corrispondono al mio personaggio.

Riconoscere questi personaggi in noi aumenta la nostra consapevolezza e la nostra esperienza interiore

La donna forte vive come una vergognosa debolezza la sua voglia di piangere o momenti di romanticismo. Un freddo e cinico uomo d’affari difficilmente si lascerà impietosire, né si lascerà andare a coccole e tenerezze. Non cederà nemmeno con i suoi cari.

Tutte le persone interpretano, in modo poco consapevole, un qualche personaggio. Gli dedicano gran parte della loro energia e per conformarvisi condizionano la loro vita.

Il ricercatore introspettivo ricorre all’osservazione

Lente da Wikimedia - di Everaldo Coelho and YellowIcon - Wikimedia
Lente da Wikimedia – di Everaldo Coelho e YellowIcon

L’osservazione porta a una maggior consapevolezza. Il ricercatore introspettivo si rende conto di quale personaggio sta interpretando,  ne riconosce i limiti e considera gli obblighi che ne derivano. Senza osservazione non si arriva a una vera e propria esperienza emotiva.

Ma è utile tutto questo?

Sappiamo bene che scegliamo un personaggio per emergere o per sentirci protetti, più sicuri e ben inseriti in un dato ambiente.
Se il personaggio funziona, a che cosa mi serve osservarlo?
Il personaggio è una maschera rigida;  funziona bene soltanto in alcune situazioni, ma fallisce in tutte le altre.

Nel teatro un personaggio può giocare vari ruoli – e così succede a noi nella vita – ma li gestirà tutti nello stesso modo. E’ prevedibile perché ripetitivo.

L’osservazione mette in evidenza la poca flessibilità, la sua incapacità di cambiare se le circostanze lo richiedono e gli svantaggi che ne derivano. Ci porta a consapevolizzare, col tempo e con una buona dose di esperienza, che noi non siamo quel  personaggio, ma molto di più.

Se sono consapevole di essere il creatore di quel personaggio e l’attore che lo interpreta, sono in grado di servirmi di lui. Lo userò a mio vantaggio e fino a quando mi converrà.

Consapevolezza e esperienza interiore

Solo un’attenta osservazione di se stessi produce esperienza vera ed è utile per diventare più consapevoli.

Ma che cosa significa esperienza interiore?

Sembra che tutte le nostre esperienze siano interiori perché le viviamo dentro di noi attraverso le nostre emozioni; le viviamo sulla nostra pelle. Ma non basta provare un’emozione per farne esperienza. Sono due cose diverse.

In un’infelice relazione sentimentale, gli alti e bassi emotivi sono all’ordine del giorno.

Sembra di amarsi moltissimo e di non poter fare a meno dell’altro. Poi, la sera dello stesso giorno, ci si tiene il muso e si accusa l’altro di essere insensibile.

E’ una girandola emotiva che fa restare senza fiato, ma è esperienza nel vero senso della parola?

Ci si lascia portare dalle emozioni, trascinare dalla passione, sconvolgere dalla paura di perdere la persona amata e di rimanere soli.

Agire meccanicamente

Non si capisce nulla. Si reagisce meccanicamente ai comportamenti dell’altro con un botta/risposta continuo. Non si riesce a fermarsi un attimo, a considerare la situazione con calma e con un minimo di consapevolezza.

In questo modo non è possibile fare una vera esperienza dentro di noi perché si segue solo l’impulso emotivo del momento. Così, se si ha paura, si implora l’altro di restare e si cerca di convincerlo con ogni tipo di promesse.
Se si è arrabbiati si comincia a lottare.
Se ci dà una rosa o un bacio, siamo disposti a perdonarlo.

Solo se, a un certo punto della vita, mi rendo conto di come sto agendo, se comincio ad agire consapevolmente, posso dire di fare esperienza. Esperienza interiore e consapevolezza emotiva mi porteranno poi a riflettere sui miei comportamenti e sulle loro conseguenze. Solo dopo aver riflettuto e capito la situazione nella sua interezza e nelle sue dinamiche di botta e risposta, sarò in grado di cambiare.

Fare introspezione – come iniziare a osservarsi

Se vogliamo fare introspezione possiamo cominciare con questa domanda: “Perché scelgo sempre dei partner così?” Poi si può riportare l’attenzione su noi stessi e cominciare a osservarci consapevolmente.

Occorre chiedersi poi il perché delle emozioni che sentiamo dentro di noi. Rischiamo di scaricarle sugli altri?
Continuiamo osservando le reazioni di chi ci sta intorno; a che cosa sono dovute? Fin dove vogliamo andare?

Tutto questo mentre continuiamo a interagire con gli altri.

Man mano che si comprende il perché delle nostre reazioni, non si ripetono più gli stessi errori. Si agisce meno per abitudine e più consapevolmente. Un magico frutto di esperienza della realtà.


Così diventiamo consapevoli delle nostre ipocrisie. Possiamo finalmente vedere che cosa nascondiamo a noi stessi e agli altri. Comprendiamo le vere, profonde motivazioni che ci spingono ad agire in un modo invece che in un altro. Avendolo compreso, possiamo poi decidere noi come agire. Sappiamo a che cosa possiamo andare incontro e quale potrà essere il prezzo da pagare.

Aurora Mazzoldi