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Scoprire se stessi

Scoprire se stessi è bello. Il perché di un percorso interiore.

D: Meglio ignorare che cosa ci accade dentro o rivolgersi ad altri per saperlo? Perché non cercare di capirlo in prima persona, iniziando un bellissimo percorso interiore?  Scoprire se stessi non potrebbe essere altrettanto bello e interessante che scoprire cose nuove nei viaggi che facciamo ogni tanto per rendere meno monotona la nostra vita?

Foto di Gnothi seauton. L'oracolo di Delfi invita a scoprire se stessi,
“Conosci te stesso” in greco. Wikimedia Commons. Foto Mladifilozof

Ignorare non risolve i problemi e, anzi, rischia di aggravarli. Rivolgersi ad altri per scoprire se stessi sarebbe una buona idea, ma è necessario che gli altri capiscano che cosa succede dentro di noi. Per capire cosa succede dentro di noi, forse, con un po’ di buona volontà e con qualche aiuto, potremmo essere noi i più titolati. 

Un brano che tratta questo problema.

“In un periodo storico in cui abbiamo la massima libertà e le massime possibilità di approfondire qualsiasi ramo dello scibile umano ci mettiamo da soli dei limiti.  Questi limiti sono simili a quelli che prima mettevano le istituzioni o la carenza di mezzi.
Se cerchiamo all’esterno di noi stessi, pensiamo di dover limitare il nostro campo di ricerca. Pensiamo che, ormai, le conoscenze sono tante e così approfondite che la nostra vita ci permette solo di arrivare alla conoscenza di un piccolissimo settore.

Se vogliamo scoprire noi stessi in qualche lato che ci interessi, dobbiamo affidarci a uno specialista. L’interno di noi stessi, che una volta era studiato dai “filosofi, ora è affidato a psicologi e psichiatri. E’ divenuto anch’esso un campo specialistico.
La morale è che non si ricerca più né al proprio interno né all’esterno. Ci si accontenta di leggere. Abbiamo molti libri, giornali, riviste, trasmissioni televisive e videocassette che ci descrivono che cosa c’è dentro di noi e che cosa c’è fuori di noi.

Dov’è finita la nostra esperienza?

Non veniamo più al mondo per fare una nostra esperienza. ma per imparare l’esperienza di altri. La conoscenza approfondita di una piccolissima fetta dello scibile ci mette in grado di essere competitivi.  Ci permette di inserirci a buon diritto nella società. Entro i limiti di questa fetta abbiamo ancora un qualche diritto a ricercare. Ma è sufficiente?

Questo tipo di ricerca può giustificare la nostra vita nei confronti della società. Basta però per giustificarla nei confronti di noi stessi? Qual’è la soluzione? Molti la trovano nell’aggregarsi a una persona che la ricerchi per loro. Diventano seguaci di sette il cui capo ha ricercato per tutti quell’interiorità o quel significato della vita che solo gli “esperti” possono ricercare.

Altri rifiutano le pappe fatte. L’esperienza degli altri non va bene e, non ritenendosi in grado di fare la propria, cadono nel disfattismo, nella droga, nella noia esistenziale.
E qui nasce il dilemma: è meglio unirsi al coro dei masticatori di cibi predigeriti o estraniarsi dalla società? Abbiamo dimenticato che c’è un’altra soluzione che continua a esistere dalla notte dei tempi.

Alla scoperta di se stessi. Il turismo interiore

La conoscenza di se stessi è raccomandata dai grandi sistemi filosofici dell’antichità, e dalle grandi religioni. Essa è non soltanto un nostro diritto, ma anche una nostra esigenza primaria. Questa esigenza è altrettanto importante quanto la scoperta del mondo intorno a noi.
Il recuperare quel senso di scoperta del mondo circostante che avevamo da bambini può rendere molto più interessante la nostra vita. L’iniziare un percorso di introspezione per scoprire se stessi la rende affascinante. Il mondo interiore non è meno interessante e bello di quello esterno. Spesso ci piace trascorrere da turisti le vacanze in altri Paesi. Non si vede perché non possiamo trascorrere delle vacanze, molto più a portata di mano, dedicate a scoprire se stessi.

In un lontano passato il turismo quasi non esisteva e l’esplorazione del mondo era opera di specialisti (esploratori e ricercatori) che descrivevano poi i loro viaggi. Le persone leggevano e sognavano.
Più tardi ci si è accorti che si poteva viaggiare ed esplorare in prima persona e scoprire noi stessi ciò che gli esploratori non potevano raccontarci. L’incontro con persone sconosciute in luoghi anche non molto lontani ci soddisfa ora di più della lettura dei diari di Stanley o di Livingstone.
Altrettanto, in futuro, iniziare un percorso interiore per scoprire noi stessi potrà diventare più affascinante della lettura di testi di psicoanalisi.

Questo atteggiamento di ricerca, sia all’esterno che all’interno di noi stessi, è stato così sintetizzato da Ramón Jiménez:
“Non lasciare che un giorno vada via
senza strappargli il suo segreto, grande o breve.
Sia la tua vita desta
scoperta quotidiana.” (Ramón JIMÉNEZ, Eternità, Pietra e Cielo, Edizioni Accademia Milano, 1974, 78, vedi versione originale)

Percorsi individuali e percorso interiore

Quando  si vuole esplorare un’area geografica senza avere una sufficiente esperienza ci si rivolge a un’agenzia viaggi o direttamente a una guida. Il loro ruolo è poi quello di stabilire un percorso che sia il più corrispondente possibile ai nostri desideri e alle nostre possibilità.

Per quanto riguarda lo scoprire se stessi una buona guida dovrebbe essere in grado di adattare continuamente il percorso e le sue difficoltà. Dovrebbe fare ciò che Virgilio faceva con Dante. Sceglieva per lui il percorso più adatto, lo consigliava e incoraggiava quando c’erano degli ostacoli da superare e chiariva i suoi dubbi.

La nostra posizione non è molto distante da quella di Dante, infatti “un simile Maestro esiste, è vicino, anzi presente in ognuno di noi… Per arrivare a lui occorre, sì un viaggio, ma un viaggio nei mondi interni.” (Roberto ASSAGIOLI. Lo Sviluppo Transpersonale, pag. 69, Ed. Astrolabio Roma).

Tutti noi abbiamo avuto contatti con un’intelligenza non razionale all’interno di noi. A volte abbiamo “sentito” di dover prendere una decisione ed era quella giusta, a dispetto di ogni evidenza. O, magari, ci siamo salvati da una situazione pericolosa grazie a un particolare “istinto”. O abbiamo “percepito” qualcosa in una data persona che ci portava a essere molto cauti nei suoi confronti.

Queste “intuizioni” che spesso sentiamo con molta precisione, sono messaggi del nostro Virgilio interiore ma, a differenza di Dante, noi conosiamo poco il suo “latino”.

Luis PISONI, L’esigenza di Sapere, Formazione e Ricerca, Project Learning, 1997, 20-22

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