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Psicologia Introspettiva

Psicologia Introspettiva

Psicologia Introspettiva

D: Come è nata la Psicologia Introspettiva. Come si è sviluppata? Che cosa propone?

Aurora Mazzoldi - Le Madri - Madre3 - Il Gioco. Un quadro di introspezione, utilizzabile in Psicologia Introspettiva
Aurora Mazzoldi – Le Madri – Madre3 – Il Gioco.

Diamo qui alcuni cenni sull’origine e sull’evoluzione della  psicologia e, in particolare, della psicologia introspettiva. Poi  descriveremo la collaborazione fra Arte, Psicologia e Introspezione.  Vedremo come questi siano strumenti validi per  ritrovare il Benessere Emotivo.

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leggere: Psicologia: dalle origini a Titchener

Psicologia – dalle origini a Wundt

La parola psicologia  fu usata per la prima volta nel XVI secolo dal filosofo Melatone. Ma della psiche considerata come anima, soffio vitale,  parte immateriale dell’essere umano,  sede di pensieri,  di desideri, e di intenzioni,  ne avevano già parlato Platone, Aristotele e molti altri filosofi.

Durante i secoli, gli oggetti e i metodi della psicologia sono stati molteplici.  Hanno anche dato luogo a contrasti tra gli studiosi, a cominciare dal problema, che si presentò a meta dell’Ottocento, in pieno positivismo scientifico, se la psicologia potesse essere considerata una scienza.

L’esigenza di scientificità e di rigore  che è comune alla matematica e alle più progredite scienze della natura, tenta di affermarsi, tanto nelle premesse metodologiche che nelle situazioni sperimentali, della psicologia.

Kant, d’altro lato, raccogliendo e proseguendo le critiche degli empiristi inglesi per quel che riguarda la possibilità di una psicologia filosofica o razionale, di carattere aprioristico-deduttivo, “aveva negato anche la possibilità di una psicologia empirica. Egli risolveva quest’ultima in una antropologia descrittiva, esclusa dall’ambito delle vere scienze, in quanto di carattere elencatorio e classificatorio.

Nei Metaphysische Anfangsgründe der Naturwissenschaft (Primi principi metafisici della scienza della natura, 1786), Kant sostenne che deve rimanere sempre lontana dal grado di una scienza della natura, propriamente degna di questo nome, la dottrina empirica dell’anima (…) poiché la matematica non è applicabile ai fenomeni del senso interno e alle loro leggi” ».
http://www.parodos.it/news/la_nascita_della_psicologia_scie.htm

Nella seconda metà dell’Ottocento cominciarono ad affermarsi le prima Scuole psicologiche. Esse si basavano prevalentemente su interessi di neurologia e fisiologia del sistema nervoso. La prima affermazione della psicologia come disciplina autonoma, con un proprio oggetto e propri metodi e strumenti quantitativi di misurazione, risale al 1879, con il Laboratorio di Psicologia Sperimentale di Lipsia, fondato da Wilhelm Wundt.

Introspezione Formativa

Ed è proprio con Wundt che nasce la prima Psicologia Introspettiva.

La metodologia di ricerca che utilizzata lo psicologo tedesco, era detta introspezione formativa. Era basata sullo studio descrittivo delle sensazioni che il soggetto sperimentale provava nelle varie fasi.

Tale soggetto, veniva sottoposto ad uno stimolo esterno che lo psicologo poteva controllare. Poi il soggetto aveva il compito di descrivere i processi sensoriali provati e percepiti con minuziosa cura.

Per Wundt era di fondamentale importanza che si riuscisse a studiare le funzioni elementari della mente (come  sensazione e percezione) in modo scientifico. Questo per conferire la necessaria oggettività e autorevolezza alla psicologia.

L’Introspezione formativa di Wundt  fu molto criticata da numerose scuole di pensiero dell’epoca. I detrattori ritenevano inadatta  tale metodologia per lo studio dei processi inconsci (che a quel tempo non erano considerati come oggetto dello studio della psicologia). La ritenevano anche incapace di cogliere i  processi psichici superiori. Perché esprime non ciò che realmente avviene, ma piuttosto come il soggetto pensa che la cosa sia avvenuta.

A fronte di tale opposizione Wundt si arrese. Abbandonò questa metodologia di ricerca, aderendo alla mentalità positivistica. Preferì cercare un nuovo mezzo sperimentale più oggettivo, misurabile e standardizzabile.

L’Introspezionismo Sperimentalistico di Titchener

In vece sua iniziò a muoversi Edward Bradford Titchener, un esponente dello strutturalismo. che era discepolo di Wundt.  Era convinto che l’introspezione fosse il metodo migliore per uno studio della mente.

Titchener considera l’Io e il Sé una dimensione non sottoponibile all’indagine sperimentale, e quindi estranea alla psicologia scientifica. Lo scopo dell’indagine psicologica consiste nel descrivere i contenuti  della coscienza e nell’evidenziare  le leggi e gli schemi che determinano il loro combinarsi e il loro susseguirsi.

L’introspezione è l’unico metodo che caratterizza la psicologia rispetto alle altre scienze.

I dati empirici oggettivi (rilevabili dall’esterno del soggetto, come i comportamenti) diventano psicologici soltanto se e nella misura in cui possono essere interpretati alla luce dell’introspezione.

Nelle intenzioni di Titchener, l’introspezionismo sperimentalistico è il vero e unico criterio che differenzia la psicologia scientifica  dalla psicologia razionale pre-scientifica.”
https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Titchener
Ecco così che dal 1879 al 1905, la psicologia Introspettiva, malgrado numerose vicissitudini e variegate conflittualità tra studiosi, è riuscita a sopravvivere.

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leggere: Congresso di Roma e Fine del Metodo Introspettivo in Psicologia

Fine del metodo introspettivo in psicologia 

Ma nell’aprile del 1905 a Roma, si tenne il V Congresso Internazionale di Psicologia. Questo congresso decretò ufficialmente la fine dell’Introspezione e dell’Intuizione nelle  materie psicologiche. Il tutto a favore di una scientificità non sempre efficace o risolutiva. Quanto contribuiva questa scientificità all’aumento del benessere interiore?

Di seguito riporto la seduta di chiusura del Congresso in oggetto, che decretò il definitivo disconoscimento dell’introspezione.

 

SEDUTA DI CHIUSURA DEL

V CONGRESSO INTERNAZIONALE DI PSICOLOGIA,

TENUTO A ROMA DAL 26 AL 30 APRILE 1905

sotto la presidenza del prof. Giuseppe Sergi

V Congresso

internazionale di Psicologia.

SEDUTA GENERALE DI CHIUSURA

 

30 aprile, ore 14.

Presiedono tutti i Presidenti onorari del Congresso eletti nella seduta inaugurale.

 

Prof. G. Sergi :

 

Discorso di chiusura

Molti credono che in un Congresso si possano e si debbano risolvere tutti i problemi della scienza, e se non vedono questo risultato, ne inducono immediatamente l’inutilità dei Congressi. Questa delusione forse è maggiore in un Congresso come il nostro, dove si viene, da parte di alcuni, nell’aspettativa di trovarvi la soluzione dei problemi dell’anima, di diradare le tenebre che involgono questa idea, di disperdere i dubbi sul destino umano.

 

Eppure questa volta noi possiamo affrontare serenamente il giudizio intorno ai risultati ottenuti, che non sono, né devono essere le soluzioni dei problemi. Due tendenze e due metodi erano in lotta qui nel Congresso, come fuori di esso, fra pensatori e osservatori dei problemi della psiche umana. Ebbene, si può affermare che la direzione data nel presente Congresso, negli studi di Psicologia, sia evidente e decisiva, malgrado le apparenze contrarie.

Direttive del congresso di Roma

Si è, cioè, riconosciuto che l’osservazione dei fenomeni i quali implicano problemi psicologici non può più essere empirica, ma dev’essere scientifica e metodica, e anche sperimentale con strumenti di precisione come suole farsi in altre scienze di sperimento.

Questo è un successo di un valore indiscutibile.

Gli scienziati, qui intervenuti, secondo i loro studi particolari e personali, hanno portato contributi scientifici di molto valore e cognizioni elevate che possono essere considerate come acquisite alla scienza: eglino, cosi, hanno dato una direzione alla giusta via per la quale si può raggiungere la verità nelle manifestazioni della psiche umana.

 

Dalla psicologia, divenuta scienza, per il concorso di molte altre scienze dalle quali essa è inseparabile, si avranno risultati ancor più universali ; e di essa trarranno vantaggio e materia letterati e artisti, i quali finora hanno lavorato empiricamente e per sola intuizione.

 

Un saluto e un ringraziamento è rivolto a tutti gl’intervenuti al Congresso, e specialmente agli stranieri che hanno voluto portare in Italia i risultati dei loro studi; un ringraziamento anche al professore Sante De Sanctis, il quale con la sua attività ha tanto contribuito alla riuscita del Congresso.

 

PER CONSULTARE LA RACCOLTA COMPLETA DEGLI ATTI DEL CONGRESSO:http://archive.org/stream/attidelvcongres00sancgoog#page/n343/mode/2up

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Situazione attuale

PSICOLOGIA INTROSPETTIVA  – RINASCITA della ricerca

Perché rinunciare (come stabilito nel Congresso di Roma del 1905) a uno strumento che si rivela efficace e risolutivo?

Solo perché non segue i dettami razionali di scientificità e i parametri di protocollo?

Il nostro obiettivo è stato quello di riportare alla luce, una modalità di ricerca interiore profonda, finalizzata a un maggior benessere. Sulla base di risultati inerenti la qualità di vita delle persone, la ricerca introspettiva ha portato in evidenza la sua efficacia.

Del resto quello che mi sono sempre chiesta è come sia possibile muoversi nel mondo emotivo con delle strumentazioni razionali. E’ veramente il metodo più efficace per arrivare a star meglio interiormente?

 

Le emozioni, apparentemente fuggevoli ed intangibili, sono molto potenti. E’ ormai attestato e comprovato dalle più eminenti scuole psicoterapeutiche, che sono spesso l’ origine della maggior parte dei malesseri esistenziali.

L’introspezione in quanto tale, travalica i limiti posti dalla razionalità.

E’ proprio quando si sceglie e si accetta di entrare nel mondo intuitivo che iniziano ad accendersi gli spiragli di luce,  in mezzo al buio o al grigio dei nostri malesseri.

 

Ricerca Introspettiva, Arte Introspettiva e benessere interiore 

La pittura usa il linguaggio delle emozioni e delle sensazioni, un linguaggio che agisce in un tempo diverso da quello delle parole e dei ragionamenti.

Questo tempo deve essere rispettato nel suo flusso naturale senza venire interrotto dalla mente. Entrarci richiede preparazione e, soprattutto all’inizio, occorre molta fiducia nel sentire e nell’ascolto silenzioso.

In questo modo l’arte può diventare un utile strumento di introspezione per individuare le parti di sé stessi ignorate o censurate dai giudizi razionali.

Se stabiliamo un contatto intuitivo con i colori e i simboli del quadro, qualcosa si apre in noi e possiamo raggiungere degli antri inesplorati del subconscio.. Diventa più facile entrare in questi spazi. Anche se tendiamo a identificarci con quella parte di noi che chiede di razionalizzare o trovare un significato logico.

Ma sappiamo bene che non  è con la razionalità che si comprendono e si sciolgono i malesseri emotivi. E allora, perché le affidiamo il compito di portarci a un maggior benessere emotivo?

Io ho scelto di utilizzare l’Arte Introspettiva nella mia RICERCA perché la considero un CATALIZZATORE delle dinamiche emotive profonde .

L’Arte introspettiva è una modalità pittorica che punta l’attenzione su ciò che sta dentro di noi, nel subconscio. Lo pone in luce, lo svela, nel momento in cui lo raffigura in un dipinto.

E’ un’arte direttamente ispirata dall’inconscio dell’artista per comunicare con l’inconscio delle altre persone.

La trasmissione da inconscio a inconscio non è mediata dalla razionalità. Passa attraverso le difese dell’OSSERVATORE stabilendo una comunicazione diretta tra lui e il e quadro.

L’apertura di questa comunicazione allenta le chiusure. Qui può cominciare il lavoro di introspezione per arrivare a un maggior benessere.

Come agisce l’Arte Introspettiva

La probabile (e normalmente facilitata) apertura di questo varco prepara e semplifica il successivo step della ricerca che si concretizza nei seguenti punti:

  • esaminare che cosa c’è al di là del varco
  • sfruttarne al massimo il tempo di apertura
  • dedicarsi alla raccolta e all’interpretazione dei dati, invece che al superamento delle resistenze.
  • comprendere come la mente percepisce ed elabora gli input visivi, basati sull’esperienza.

Ecco cosa accade quando una persona si pone davanti ad una tela di Arte Introspettiva:  essa viene stimolata e condotta ad interrogarsi su ciò che sente e, di conseguenza, a riconoscersi, a prendere consapevolezza di sé.

Una volta terminato il contatto con il quadro, la persona può identificare le voci che sono emerse durante il processo, i propri giudizi, le proprie autocritiche, le proprie paure…in secondo luogo può cominciare a dialogare con il proprio mondo interno identificando le sensazioni-emozioni che il quadro stesso le ha suscitato.

Il punto di arrivo è una maggiore integrazione interna. Si riducono i conflitti interni che tutti noi solitamente viviamo. Questo porta inevitabilmente ad un maggior benessere e ad un innalzamento della qualità di vita.

Antonella Giannini

 

Se vuoi sapere di più su Antonella Giannini leggi la sua presentazione su Psicologia OK, rivista on-line con la quale collabora come redattrice.

Leggi anche come la Ricerca Introspettiva interpreta:

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