Ansia da Controllo

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Ansia da Controllo

Controllare Emozioni e Pensieri (Fabio)

Aurora Mazzoldi Madre5 - Il Controllo - acrilico su tela - mostra l'ansia da controllo di una madre
Aurora Mazzoldi Madre5 — Il Controllo — acrilico su tela

Da circa un anno ho iniziato a sentirmi non proprio bene.

Si è creata una leggera ma costante ansia… nel mio quotidiano.

Ho cercato di liberarmi di questa fastidiosa sensazione in vari modi. Ho cercato soprattutto di capire che cosa succedesse dentro di me. Mi sono così avvicinato “casualmente” all’introspezione.  Dopo un certo periodo di lavoro, ho iniziato a vedere alcune abitudini interne che mi stanno condizionando la vita.

Come Mi Sono Accorto di Soffrire di Ansia di Controllo?

Ho visto che alla base della mia ansia c’era il bisogno di controllare.

Ed era proprio quando questa sensazione di riuscire a controllare veniva a mancare… che iniziavo a percepire l’ansia.

Mi chiedevo cosa volessi controllare. All’inizio non solo non capivo (o forse era la mia testa che non voleva capire !?) ma non mi sembrava nemmeno che fosse quello il punto della situazione.

Ma, col passare del tempo, era sempre più difficile continuare a ignorare quello che si muoveva dentro… così ho visto molto chiaramente una mia abitudine a voler sempre più controllare emozioni e pensieri (era questa la mia ansia di controllo).

Il Lavoro Introspettivo

 I primi passi del lavoro introspettivo sono stati più a livello esistenziale, nel senso che ho potuto rivedere i miei drammi successi in età adolescenziale e le mie rabbie represse.

Ho osservato come cerco di essere come gli altri si aspettavano che io sia (indosso una maschera).

E ho sentito che anche questo mi provocava ansia.

Ora che ho intrapreso questo percorso il mio scopo è cercare di accettare sempre di più me stesso e la realtà, nella miglior maniera possibile. Naturalmente ho ancora molto da apprendere.

Ma già da alcuni mesi ormai, la mia ansia da controllo si è leggermente ridotta. Questo mi fa capire senza ombra di dubbio che la via dell’introspezione è quella giusta…

Poi ho visto anche come quando mi presento agli altri, mi sento sempre costretto a dovermi esporre in un certo modo.

Fabio

Approfondimenti di una Psicologa Introspettiva:

Riferendomi all’interessante intervento di Fabio, mi sembra stimolante approfondire alcuni punti.

L’ansia in realtà è un’emozione di copertura, nel senso che ci consente di NON andare a guardare cosa sta sotto.

A tal proposito in psicologia si parla di “funzionalità del sintomo”.

Ossia: quel malessere serve a qualcosa! 

Allora come ha fatto Fabio, sarebbe molto utile porsi delle domande, che vadano ad individuare l’emozione profonda che l’ansia sta coprendo.

Fabio parla di “ansia da controllo” e di “controllo di pensieri e di emozioni”, e questa, è senz’altro una verità.

La nostra parte razionale si dedica incessantemente, a cercare di controllare e manipolare i nostri pensieri, in modo da scatenare determinate reazioni emotive, che condizionano il nostro approccio alla vita.

Ma cosa si vorrà realmente controllare?

E soprattutto quale nostra parte interna (o sub personalità), cerca di avere il controllo?

Nel testo di Fabio, si citano dei “drammi adolescenziali” e delle “rabbie represse”, mi verrebbe quindi da chiedermi se Fabio, non cerchi di filtrare o censurare (subconsciamente), le proprie reazioni di rabbia o di tristezza non ritenendole adeguate alle aspettative sue, e di chi lo circonda.

Andrebbe forse a cozzare con l’immagine di “bravo ragazzo”, che inizialmente qualcuno gli ha cucito addosso, e che nel corso della vita lui stesso ha scelto di mantenere e consolidare?

Ma per essere un così “bravo ragazzo” quale prezzo deve pagare?

Tre maschere
Fonte: Leonardo AI

A tal proposito parla di “maschere”, (per poter apparire come gli altri si aspettano che lui sia), faticose da indossare durante le interazioni con il mondo esterno, ma forse ancora più pesanti ed ingombranti quando alla lunga, si cristallizzano e diventano “comportamenti rituali, ripetitivi ed automatici” che lo allontanano dal suo reale “sentire”.

Lo allontanano così da Sé stesso (alienazione).

Il Lavoro Introspettivo

A questo punto si inserisce il “lavoro introspettivo”, (incontrato “casualmente”, dice Fabio, io direi che è riuscito ad infilarsi in un raro momento, in cui la parte mentale ha ridotto il controllo e le chiusure verso il mondo emotivo) come una possibilità di iniziare veramente a RISOLVERE i problemi, fin dalla radice, anziché cincischiare con soluzioni temporanee ed illusorie.

È sicuramente un percorso intenso che richiede motivazione, pazienza e tenacia, però i risultati sono talmente importanti che l’impegno è ben speso.

A questo punto, magari, chissà, Fabio potrà sorprendentemente arrivare a RINGRAZIARE quella sua ansia da controllo, perché senza di lei, non avrebbe mai trovato il coraggio di prendere in mano quelle aree della vita, che lo facevano sentire una semplice “comparsa”, anziché “attore protagonista” della propria esistenza.

Antonella Giannini 

Altre pagine di questo sito parlano di disturbi d’ansia in generale

e della terapia per liberarsi dall’ansia

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