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Meccanismi Interiori

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Riconoscere i meccanismi interiori (Alice in Wonderland)

Aurora Mazzoldi - Jessica - acrilico su pannello telato per la pagina sui meccanismi interiori.
Aurora Mazzoldi – Jessica – acrilico su pannello telato

Osservo i miei meccanismi interiori.

Osservo i meccanismi di mia sorella.

Sto osservando anche la situazione.

Sicuramente non la sto accettando.

La mia è una continua lotta contro i sensi del dovere, i sensi di colpa, ma non solo è anche una lotta esterna verbale con mia sorella stessa

Osservo i meccanismi di funzionamento di un’altra persona:

Il lavoro è sempre più intenso, c’è sempre più gente, e sicuramente gli affari vanno bene e da questo punto di vista non ci si può assolutamente lamentare. Ma la qualità della vita che viviamo è inversamente proporzionale al trend di crescita del business.

Mia sorella ha il volto trasfigurato dalla stanchezza. Eppure non si ferma un secondo. E’ tenuta in moto dalla sua mania del controllo, dal suo senso del dovere. Dall’idea che senza di lei le cose non possono andare avanti.

Lei lavora più di tutti là dentro.

Osservo i miei meccanismi interiori

E io come mi sento… se metto il pilota automatico, faccio come lei, senza accorgermene faccio come lei. Ma poi mi vengono di quegli herpes labiali da far spavento. Perché mi arrabbio a morte con me stessa. Perché mi pesa, non mi dà la possibilità di vivere anche al di fuori del lavoro.

Mia sorella lavora, finisce di lavorare verso le 17:00 e poi… dorme. Dorme fino all’ora di cena; cena e poi dorme di nuovo. È vita questa?

Ripetizione di modelli esistenziali

E io mi trovo a fare la stessa cosa. Ho i suoi stessi modelli esistenziali.

Finisco di lavorare, poi vado a casa e mi metto davanti alla tv… poi ceno e poi mi addormento davanti alla tv.

Mi pesa alzarmi il mattino per andare a lavorare. Mi pesa stare li.

Non mi prendo nemmeno il tempo per mangiare… mangio in piedi quello che trovo… mangio tantissimo e costantemente.

La mia vita sociale è ridotta a telefonate con le mie amiche dal divano.

Doverizzazioni – Evitare il piacere

L’idea di avere un ragazzo che mi sta accanto mi innesca un conflitto interno.

Da un lato mi manca avere una persona con cui condividere le cose… ma che cos’è che ho da condividere? Niente oltre il lavoro.

Le coccole mi mancano. Che vita sto facendo?

Aperitivi con gli amici zero. Qualche cena sì ma … ma non ho voglia non è il tempo che manca è lo spirito, mi sembra di avere centodieci anni.

La situazione al lavoro di giorno mi asciuga talmente l’anima che più che venire a casa e starmene con il mio cane non voglio fare.

Sperimentare fino in fondo per uscire dai meccanismi

Comunque…constatato che non sto accettando la situazione. So che uno le esperienze le deve fare osservandole; e così continuerò ad osservare tutta ‘sta robaccia e le emozioni che fa nascere in me.

Proverò a tenere a freno il giudizio, le etichette e la morale.

Proverò a vivere la situazione con gli occhi aperti – fino in fondo – consapevole che questa sia l’unica via di uscita.

E quando riesco a vederla così…sento che qualcosa già si alleggerisce….

Un primo passo, se non altro…

Chi ha scelto per me? (Cieloazzurro)

"La Scelta" acrilico su tela di Aurora Mazzoldi - chi ha scelto per me?
Un consigliere molto insistente. Da “La Scelta” acrilico su tela di Aurora Mazzoldi (particolare)

Chi ha scelto per me in una certa occasione? Recentemente sono riuscita a vedere una mia dinamica, un mio gioco. Una piccola cosa… che però mi fa vedere come mi attiro le cose.

Allora è andata così…

L’altra sera andavo ad un corso di lingua straniera, organizzato da un mio caro amico spagnolo che fa l’insegnante, era la terza lezione a cui partecipavo.

Ho scelto di andare con la mia auto da sola, anche se lui teneva il corso in un posto un po’ lontano, perché dovevo rientrare dopo poche ore, visto che la mattina successiva mi alzavo molto presto per andare a lavorare

Arrivo alle 19, ma non trovo nessuno e l’aula è vuota. Chiamo il amico per sapere dov’ è.  Mi spiega che lui è ancora in macchina.

Io gli chiedo a che ora iniziava il corso? E dico: “ma non è allo stesso orario dell’altra volta?” (ossia alle 19). Lui mi risponde che quella sera il corso iniziava alle 2°.

sono irritata…

Mi dico: “ma a me nessuno aveva detto che non era lo stesso orario dell’altra volta!”

Allora cosa faccio adesso? Ho un’ora di tempo. Già ero un po’ nervosa perché ero partita col mal di schiena. Decido di andare a fare due passi così mi sgranchisco e mi fa bene anche alla schiena.

Sentirmi stupida

Sento dentro di me che c’è un po’ di rabbia verso il mio amico, ma subito prevale il mio sentirmi stupida. Penso: ” ecco! Potevo ben informarmi prima sull’orario, cretina..!! Faccio sempre la figura dell’imbranata…”

Adesso a camminare ci ho preso gusto; mi fa stare bene.

Ritorno nell’aula alle 19.50 e …..vedo con stupore che sono tutti già lì !  In pieno svolgimento dell’attività!!!

Chiedo: “ma… a che ora avete iniziato? ”

Scopro che avevano iniziato alle 19.15 e che il mio amico al telefono aveva scherzato per farmi una battuta.
Mi sento travolgere dalla rabbia, ma decido di soffocarla.

Pensavo che il mio amico si sarebbe giustificato dicendomi che pensava che avessi capito che stava scherzando. Facendomi sentire ancora più stupida per non aver capito.

Così mi sono preparata alcune possibili reazioni

  • Ero pronta a giustificarmi, dicendo che al telefono si sente male e a volte è facile non capirsi
  • O, forse avrei potuto introdurre un altro gioco, accusandolo, facendolo sentire in colpa dicendo che poteva anche fare a meno di fare battute su argomenti così importanti e che del resto io quel corso lo avevo iniziato per fargli un favore perché sapevo che aveva bisogno di lavorare, altrimenti avrei risparmiato tempo e denaro.

Poi in realtà non ho avuto occasione di parlargli perché lui ha fatto finta di nulla, non dando importanza alla cosa e questo mi ha reso ancora più nervosa

Il punto di vista introspettivo

Così una volta a casa, ho scelto di rivedere le cose dal punto di vista introspettivo

Mi era chiaro che volevo stare nella vittima! Per questo non ho voluto accorgermi che il mio amico al telefono scherzava sull’orario di arrivo. Volevo sentirmi la solita stupida, in modo da provare rabbia e giustificare la mia chiusura.

Mi è venuto un dubbio: “Chi ha scelto per me?” Mi è venuto da pensare che tutta la vicenda in realtà era già partita da una mia identificazione nella parte vittima.

  • perché quel corso lo avevo frequentato per fare un piacere ad un amico (sapevo che lui aveva bisogno di lavorare e lo volevo aiutare), non l’ho fatto per il mio piacere.
  • avevo pure il male alla schiena, e forse il viaggio in auto non era la cosa migliore da fare quella sera (avrei potuto rispettare maggiormente il mio corpo rimanendo a casa al calduccio a riposare)
  • comunque non stando molto bene era meglio chiamare nel pomeriggio il mio amico ed accertarmi di quale fosse l’orario giusto di inizio
  • infine, a fronte del possibile ritardo dell’amico, ero libera di ritornarmene a casa e prendermi cura di me stessa e della mia povera schiena.

Poi mi sono posta una domanda da ricercatrice: cosa ci “guadagnavo da quella situazione?”

E da lì entrando nel silenzio e nell’ascolto sono andata più in profondità, iniziando ad individuare alcuni spunti molto interessanti per chiarire maggiormente questo mio funzionamento interno.

Questo resoconto fa parte della rubrica  “Chi si racconta?”