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Spirito di Opposizione

Artefici della nostra sorte

Immaginai per un attimo di essermi sbagliata nel pensare che la mia vita e il destino facessero parte di un disegno al di fuori di me e provai ad accettare il significato di quelle terribili parole. Con una progressione veloce di pensieri cambiai bersaglio e tutta la rabbia impotente che solitamente riversavo verso le Forze al di fuori di me, la indirizzai verso me stessa! Ma come? Secondo questa frase non solo ero io ad aver deciso di buttarmi qui in questa vita allo sbaraglio, ma ero pure l’artefice di tutto ciò che mi capitava!

INACCETTABILE!

Accantonai subito i fogli che stavo leggendo e non ci pensai più convinta che il contenuto di quella frase fosse una delle tante assurdità che avevo letto. Io avevo deciso di ignorare quella frase ma lei aveva deciso di non darmi tregua e successivamente mi ritrovavo sempre più spesso a ricordare quelle parole. A quel punto capii che qualcosa dentro di me stava tentando di mandarmi dei segnali.

Decisi allora di tentare un altro approccio! Stampai molte copie del testo e le infilai dappertutto, in auto, nel portafoglio, come segnalibro, nel comodino, in tasca! Ero diventata implacabile! Volevo spezzare la catena di reazioni automatiche e meccaniche che ormai avevo interiorizzato e che utilizzavo per affrontare gli eventi. Volevo scoprire il vero meccanismo che esisteva dietro la realtà apparente e che mi faceva muovere in una direzione o nell’altra. Liberarmi dall’ormai insopportabile sensazione di essere strattonata di qua e di là dal destino.

Cominciai a notare fatti, coincidenze, circostanze che mi sembravano sempre meno casuali ma, anzi, legate ai miei pensieri, ai miei desideri più o meno manifesti.

Un percorso di ricerca interiore – Strumenti del metodo introspettivo

Desiderai quindi di capire un po’ meglio come stavano veramente le cose e quindi iniziai un vero percorso di ricerca interiore che non si limitasse più alla lettura dei testi dei grandi mistici e maestri ma passasse all’applicazione costante dello studio su di me attraverso gli strumenti del metodo introspettivo tra cui: l’ascolto, l’osservazione, l’intuizione!

Più mi lasciavo guidare dal significato della frase e più forte era la consapevolezza che ero io a creare la mia realtà. E anche se spesso rimanevano occulti, come lo sono tuttora, i motivi per cui costruivo le situazioni e le mie relazioni, in alcuni casi capitava che inaspettatamente e improvvisamente riuscissi a comprendere perché una parte di me aveva scelto quel determinato percorso e quell’esperienza.

La lotta contro me stessa

Compresi che la “lotta” contro me stessa era il mezzo attraverso il quale avrei imparato le varie lezioni. La cosa rilevante fu che accettando la responsabilità dell’essere artefice della mia sorte, cresceva un senso di ringraziamento verso me stessa per tutti i traguardi che avevo raggiunto, per le grandi gioie che mi ero procurata e per le persone che erano entrate a far parte della mia vita e che tanto mi avevano dato, ma anche per tutte le prove che avevo affrontato perché attraverso di esse ero cambiata e avevo imparato!

 

La presa di coscienza quindi dell’enorme potere che ho nel plasmare la mia vita mi ha aiutato a focalizzare la mia attenzione sul tipo di atteggiamento con cui affronto le situazioni e a notare che ciò determina la differenza nei risultati. E quando i risultati sperati non arrivano sento la spinta a chiedermi quali siano i veri desideri e le parti di me che invece vogliono qualcos’altro.

Concentriamoci ora sulla seconda parte della frase:

“Sii grato, dunque, a tutti coloro che te ne forniscono l’occasione”

Accettare che i fatti, le situazioni, gli eventi che mi capitavano dipendessero da me e dal mio piano di vita era stato già arduo ma sviluppare un senso di ringraziamento verso tutti gli esseri umani che entravano in contatto con me e che col loro comportamento provocavano una mia reazione, era molto più difficile.

La convinzione di avere ragione

Fino a quando le cose andavano nella direzione che desideravo era facile ma… cercare di cambiare gli altri quando non mi piaceva il loro modo di pensare o di fare, era sempre stato uno sport al quale mi ero dedicata con grande impegno perché avevo spesso la convinzione di avere ragione! Erano gli altri che a volte non erano come avrebbero dovuto essere, erano gli altri che provocavano, erano gli altri che mi sfidavano etc. etc. etc.

Proprio nella convinzione che la miglior difesa fosse l’attacco, avevo strutturato la mia vita dividendo in modo abbastanza netto il genere umano tra quelli che mi andavano a genio e gli altri, evitando il più possibile la seconda categoria per non dover passare all’attacco e prevenire azioni spiacevoli nei miei confronti.

Era tutto un braccio di ferro per marcare il territorio e mantenere un certo potere.

Il pensiero di guardare con altri occhi quelli che non mi erano graditi mi era insopportabile e se l’umanità avesse potuta essere paragonata a una torta, la fetta di quelli che appartenevano a questo secondo gruppo sarebbe stata molto grande.

Quando poi, più raramente, capitavano momenti critici anche con quelli che consideravo “amici” e che componevano la schiera di coloro che avevo scelto come stretti compagni di viaggio, soffrivo molto e, pur tentando di esaminare con senso critico anche il mio comportamento, cercavo di raggiungere una riconciliazione puntando sì sul mio cambiamento, ma pretendendo il cambiamento dell’altro.

Fine della Parte 2

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