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Meno Insicurezza – Più Autostima – Testimonianze

Meno Insicurezza – Più Autostima – Testimonianze

Avere meno insicurezza e più autostima. Come riuscirci?

Difficoltà a preparare una pubblicazione (MG)

Aurora Mazzoldi - Chloe - acrilico su pannello telato - per la pagina "Meno insicurezza - Più autostima" dell'Osservatorio Interiore
Aurora Mazzoldi – Chloe – acrilico su pannello telato

Tempo fa mi sono trovata in una situazione complicata. Ero alla fine di un corso di studi ed era necessario presentare una pubblicazione per concludere il percorso. Il problema era che non riuscivo a portarla a termine perché c’era sempre qualche impedimento.

Tra questi, il fatto che la collega con la quale avevo iniziato a scrivere aveva altre priorità e non faceva la sua parte. Ero convinta di non avere le competenze per andare avanti da sola e quindi senza di lei non potevo finire. Così era iniziato un rapporto conflittuale nel quale pretendevo che mi aiutasse ma ottenevo l’effetto contrario.

Oltre a questo, dovevo predisporre un questionario per poi elaborare le risposte per la pubblicazione. Avevo fatto vedere il questionario a colleghi più esperti e avevo ricevuto molti commenti negativi che ne avevano evidenziato debolezze e imperfezioni. Ero insicura e, pur avendone modificato i contenuti e avendolo migliorato, pensavo che non fosse perfetto. Mi ero abbattuta e temporeggiavo l’invio del questionario pensando che potevo ancora migliorarlo.

Mi resi conto che ponevo la mia attenzione solo su quanto fossero avversi gli eventi esterni.  La mia rabbia stava aumentando e il mio obiettivo si stava allontanando. Quando ho realizzato che “ce n’era sempre una” ho cominciato ad osservare cosa succedeva dentro di me. A cosa era dovuta la mia insicurezza, la mia mancanza di autostima? Perché ero alla ricerca della perfezione?

Non mi ero accorta dei vantaggi

Piano piano, ho accettato di vedere una parte di me che non riusciva a percepire i vantaggi di chiudere il percorso di studi. Mi sono resa conto che ne percepivo solo gli svantaggi. Ad esempio, lasciare un ambiente “protetto”. Mi chiedevo: “Chissà cosa mi aspetterà dopo?” E la risposta aveva toni catastrofici: “Sicuramente la fatica di affrontare cose nuove. Sai che fatica crescere e diventare autonoma? Dovrai prenderti la responsabilità delle tue azioni! I vantaggi che hai avuto finora sono finiti!”. Tutte cose che mi spaventavano perché pensavo di non riuscire a gestirle.

Man mano che lasciavo sfogare le mie paure, la tensione calava e trovavo risposte alle mie paure. Ad esempio, dopo la fine del corso di studi non ci sarebbe stato un cambiamento radicale, ma più probabilmente un percorso fatto di piccole nuove opportunità che potevano piacermi e motivarmi. Ci sarebbe stata la stima dei colleghi nel vedere che avevo raggiunto il mio obiettivo, Inoltre, maggior autonomia significava anche minor dipendenza dal volere degli altri e, quindi, un po’ più spazio per fare quello che mi piaceva.

Questo è per me un esempio di lavoro introspettivo, un ascolto che opera ad un livello più profondo rispetto a quello della parte puramente mentale. Ad esempio, ero di fronte ad una scelta: potevo prendere i commenti degli altri come motore o come rinuncia. Se avessi dato spazio alla parte di me che diceva: “il questionario non va ancora bene”, mi sarei trovata in una situazione emotiva piena di rancore. Invece ho migliorato sulla base dei commenti ricevuti e poi l’ho mandato. Mi ricordo che una docente una volta mi disse “il meglio è nemico del bene”. Allo stesso modo, se avessi aspettato la collega perché “non avevo le competenze” non avrei raggiunto il mio obiettivo e sarei rimasta insoddisfatta.

MG

 

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