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Il quadro introspettivo e la sua lettura

Il quadro introspettivo è esperienza emotiva

D: Quale esperienza emotiva posso provare di fronte a un dipinto, anche se si tratta di un quadro introspettivo? Cos’è più importante della pennellata, dell’originalità, dei giochi di colore?

Aurora Mazzoldi - Catene - acrilico su tela
Aurora Mazzoldi – Catene – acrilico su tela

Il mondo è un’immagine, ma due persone davanti allo stesso oblò non vedono la stessa cosa. Mentre uno si emoziona per i colori del tramonto, l’altro si meraviglia per l’immensità dello spazio, un terzo trema pensando alle profondità marine sulle quali scorre la sua nave.

Perché?

Ognuno guarda ciò che lo circonda attraverso il filtro della propria emotività, che sia l’emozione del momento oppure uno stato d’animo abituale.

Davanti a quell’oblò la persona che in quel momento è preda della tristezza penserà allo scorrere del tempo, proprio come una nave sulle onde e al non ritorno delle cose perdute, mentre il curioso vi cercherà, eccitato, i delfini e la persona cupa e pessimista scruterà l’orizzonte alla ricerca dell’uragano che sicuramente arriverà.

Anche davanti a un quadro di Arte Introspettiva ognuno vede o sente cose diverse. Ma il messaggio del quadro è universale, cioè riguarda aspetti comuni a tutte le persone, ed è ben preciso.

La diversità delle impressioni che se ne ricevono, la differenza dell’esperienza emotiva, dipende dai nostri filtri interiori, quelli che velano i nostri occhi e ingannano le nostre percezioni.

Escludere il cervello

Il modo “intelligente” di porsi davanti a un quadro di Arte Introspettiva è quello di escludere il cervello. Così si può ascoltare, osservando, ogni impressione che suscita in noi.

Nella maggior parte dei casi i nostri filtri interiori bloccano o sviano. Se il messaggio ci riguarda da vicino, tenteremo di girare gli occhi da un’altra parte o di assumere atteggiamenti d’indifferente superiorità.

Ma per quale motivo agiamo in tal modo?

Le immagini, come succede anche per i suoni, fanno scattare in noi apertura o chiusura. E’ questo che fa la differenza. Se rimaniamo aperti, sensazioni, impressioni, stimoli, tutto può entrare da quella porta. Questo ci fa paura, perché non siamo abituati o non riusciamo a gestire le nostre emozioni.

Ci sembra che chiudere ci protegga, ma in realtà non fa altro che escluderci dal comprendere. E limita la possibilità di un’ esperienza emotiva importante.

La vista di un quadro di Arte Introspettiva può portare la curiosità di scoprire di più, l’allegria e un certo benessere oppure un grande turbamento. Entrambe le situazioni ci attraggono, in definitiva.

Ciò che rifiutiamo categoricamente è solo quello che non vogliamo vedere dentro di noi. Questa è una pista che, se accettiamo di seguirla, ci permette di entrare in contatto con la nostra parte più intima e profonda.

Per una veloce lettura fai-da-te, si può dire che ogni cosa che nel quadro ci attira e c’incuriosisce, che si tratti di un’espressione, una postura, un colore ecc, può riferirsi a esperienze emotive che vorremmo fare. Quello che rifiutiamo sono degli anfratti bui dentro noi stessi che non siamo ancora disposti a esplorare. Ma, naturalmente, ciò che il quadro di Arte Introspettiva racconta e ci mostra è ben di più.

Il quadro introspettivo “Catene”.

Un normale appassionato di pittura si limita a osservarne il colore, il soggetto, la tecnica. Ascolta se il quadro gli ispira piacere. Se è in sintonia con quello che prova. Ma l’osservatore attento s’interroga sul messaggio che il quadro trasmette. Allora si rende conto del legame particolare che unisce le due figure.

Chi ci vede due bambine che giocano, chi una bimba con la sua bambola, chi ancora una mamma col suo bambino.

In effetti la rappresentazione porta la nostra attenzione su questo tipo di legame molto stretto. Potrebbe però benissimo includere anche il rapporto di dipendenza/affidamento tra partner adulti.

Ma quale emozione proviamo davanti a un rapporto tanto stretto e vincolante? La mammina tiene stretta la sua bambina e la sorveglia di sottecchi: è sua ed è lì!

Nel quadro, la bimbetta assomiglia molto a una bambola.  Infatti il possesso della mamma (o dell’altra bambina più grande) riduce la persona a un oggetto. Questo non ci porta a considerare i nostri attaccamenti possessivi verso le persone che temiamo di perdere?

Amore e potere

Il quadro ci mostra dove sta il sottile limite tra quello che chiamiamo amore e quello che invece è potere. Forse incominciamo a farci delle domande sul perché delle tensioni nel nostro rapporto.

E la bambina/bambola come reagisce alla presa?

Si lascia portare. Nel suo sguardo ridente si può cogliere la furbizia di chi pensa di saper sfruttare le situazioni a proprio – apparente – vantaggio, di chi pensa di potersi “giocare tutti”.

“Mi vuoi tenere vicina? Allora portami e la fatica falla tu!”

Entrambe sembrano soddisfatte. Ognuna ne ricava un potere. Ne ricava l’illusoria sicurezza di tenere qualcuno legato a sé per sempre.

Ma il titolo del quadro ci porta alla realtà della situazione: un legame che limita la libertà di entrambe e ne castra le potenzialità.

Una catena, appunto.

Ognuno ha un proprio interesse, un proprio scopo, insegue una sua aspirazione, emozioni diverse. Si serve di tutto quello che ha intorno per ottenerlo.

Ognuno prende dal paesaggio di un quadro introspettivo la sfumatura che gli serve per colorare la propria vita, per avere una data esperienza emotiva, per andare avanti, per la prossima avventura.

Nella mente di ognuno questo appare logico. Ma si trascura di ricordare che, alla base di ogni preferenza, c’è una scelta di colore, di emozione, di reazione e di vita.

Aurora Mazzoldi


 

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