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Domande sulla Psiche

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Questo argomento contiene 9 risposte, ha 6 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Iris 7 mesi, 2 settimane fa.

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  • #19487 Risposta

    Antonella Giannini

    Domande sulla psiche per avere delle risposte D: Domande sulla psiche. Perché mai dovremmo farcene? A che cosa ci servono le risposte per la vita di t
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  • #19488 Risposta

    federica

    D: Contatto con una persona deceduta

    Avrei una domanda un po’ più spirituale da fare. Mi chiedo, per quanto tempo si può avere un contatto con una persona cara che è deceduta? Dipende forse da quanto tempo questa persona si ferma nei piani psichici/emotivi? Forse fino a quando non si reincarna? E il contatto genera sempre sensazioni piacevoli? Questa notte ho sognato il mio caro cugino che è mancato 20 giorni fa, il sogno era così vivido e l’emozione così forte che al risveglio ero piuttosto sconquassata. E poi è arrivata la tristezza, certamente lì il contatto non si trova. Potete aiutarmi a capire meglio?

  • #19489 Risposta

    Fiordaliso

    R: Contatto con una persona deceduta

    Cara Federica,
    non so se il sogno può essere definito un contatto..penso di sì ma non ne sono certa.E la tristezza che te ne è conseguita può venire solo dal rimpianto delle condivisioni terrene che avevi con tuo cugino e dalla poca fiducia nella sua essenza spirituale che permane in te. Quello che so per esperienza è che le persone care (e anche non care…) sono sempre con noi ma non nella nostra dimensione.Io ho tratto una grande calma e tranquillità dalle due occasioni di contatto avute con una persona cara che non è più con me. Mi sono chiesta anch’io per quanto tempo… ma la risposta di una studiosa della cosa è stata che avrei potuto avere sempre il sostegno e le risposte dall’anima che ci ha lasciato e con la quale ho potuto confrontarmi per alcuni problemi famigliari.
    Non so perchè la tua vita sentimentale non ti soddisfi ma credo che l’intesa animica sia spontanea, non vada ricercata si realizza da sola ancorpiù quando proprio non la cerchi..non so perchè ma se senti di averne bisogno è molto più difficile che accada!!
    Un abbraccio da chi è alla ricerca….come te

  • #19490 Risposta

    Saverio

    D: Ricordi plumbei. Mi piacciono?

    buona sera a tutti, sono capitato su questa pagina per caso, ma anche no. Vagabondavo nella rete e questa mi ha portato lontano e vicino. Pur stando fermo davanti a un computer mi capita di percorrere le strade già percorse e di avvolgermi nella malinconia, i ricordi diventano pesanti, plumbei come un cielo prima di un temporale. Però questo ha delle reazioni inaspettate, questa sensazione “pesante” talvolta mi piace, perché?

  • #19491 Risposta

    geronimo

    R: Ricordi Plumbei

    Anch’io ho notato la stessa cosa, ligabue. Forse perché, accettando quella sensazione invece di sentirmi spinto a reagire (magari facendo finta di essere allegro), mi trovo a contatto con me stesso. Molti ne hanno paura, ma anche a me piace. Mi dà un senso di profondità.

  • #19492 Risposta

    geronimo

    R: Ricordi Plumbei

    Penso anche io che la malinconia sia un ponte con il proprio sentire, e quindi con il proprio essere.
    Non amo le finzioni, e non amo il raccontarsi e convincersi di uno stato d’animo quando non è reale ed autentico.
    Prediligo la ricerca, l’accoglienza, l’accettazione e la comprensione perché nel turbinio emotivo che ci attraversa in ogni singolo attimo delle nostre giornate c’è sempre e comunque un’INFINITA SAGGEZZA.

  • #19493 Risposta

    geronimo

    R: Grazie a tutti!

    Ringrazio Ligabue e tutti gli altri visitatori di questo nostro spazio.
    Attraverso il loro intervento ci hanno consentito di condividere temi importanti.

  • #19494 Risposta

    Spider

    D: Esser felici o combattere?

    Forse se fossimo tutti felici, paradossalmente saremmo tutti depressi perchè non avremmo niente per cui combattere.
    Quindi ha senso porre pace con tutto e tutti? Ha senso rinunciare ai propri desideri per la paura che qualcun altro si scagli contro di noi? Ha senso immergersi nel passato, nel tempo da bambino, piangersi addosso perchè ora magari la vita non è più così facile come un tempo?
    Bisogna credere che in qualche maniera ce la faremo comunque, perchè ce l’hanno fatta anche i nostri avi che avevano meno di noi probabilmente.
    Tutto questo discorso per dire che, il mondo giusto a mio avviso non esiste e quindi tanto vale non farsi troppi problemi per gli altri. Perchè sicuramente loro non se ne faranno per noi quando in qualche maniera ci avranno superato in qualcosa.. è la competizione che ci tiene vivi io credo!
    Ci sprona ad andare avanti, nonostante il bilancio interiore sia perennemente in rosso almeno per me!
    Quindi a che serve martoriarsi se è così la faccenda?

  • #19495 Risposta

    Spider

    D: Un giorno diverso

    Oggi ho provato a fare a finta che le persone intorno a me non malignassero di me, non mi curavo di loro.. mi attenevo a ciò che dovevo fare e basta.. senza pretendere di essere il centro del mondo.. di essere in qualche modo importante o di rilievo..
    Ho cercato di pormi con le persone intorno a me meno ostile ed aggressivo, facendo a finta che mi stessero simpatici e ho notato un abbassamento del livello di guardia generale. I pochi dialoghi avuti sono stati tranquilli e più trasparenti in un certo senso.. Ho messo da parte quel pensiero di dover aver per forza nemici e quindi rabbia accumulata.. e vedevo le persone attorno a me come tanti poveri cristi come me che sono li che fanno il loro dovere come tutti.. Niente di più niente di meno..Meno pretese dall’esterno forse può essere un modo per vivere “sereni”. Non pensare troppo positivo perchè si può rischiare la fregatura, però se non si agisce il pensiero è fine a se stesso. Non vale la pena accumulare negatività se non può essere spurgata.. non ne vale la pena.. anche se non è facile chiudere un occhio alle volte due ogni tanto..
    Ci vuole tanta pazienza, e un giorno forse tutto ciò prenderà un senso.

  • #19496 Risposta

    brumba

    D: Perché creiamo e ci creano problemi?

    il computer è uno strumento molto freddo; io non riesco a trasferire i miei pensieri
    attraverso una tastiera; mi piace molto il gruppo, sentire i vari pareri, poter discutere
    e avere degli apprezzamenti.
    Domanda: Perché creiamo e ci creano continuamente problemi fisici,spirituali,societari?
    Brumba

  • #19497 Risposta

    Spider

    D: Orgoglio e potere

    Perchè l’orgoglio e il potere sovrastano qualsiasi sentimentalismo !

  • #19498 Risposta

    geronimo

    R: Essere felici o combattere?

    caro Spider, forse le parti che vivono male l’assenza di lotta e di giochi, sono quelle parti che si nutrono di questo tipo di energia.
    Io penso che queste nostre parti vadano rispettate.
    Abbiamo sempre detto che cerchiamo di muoverci in un’ottica priva di giudizi e preconcetti, per cui se è di lotta, di livore e di aggressività che abbiamo bisogno, ben venga.
    Viviamo l’esperienza fino in fondo, in modo da comprendere.
    Per quanto riguarda invece la rinuncia dei propri desideri per timore della reazione aggressiva altrui, qui aprirei un altro capitolo.
    Dal mio punto di vista la rinuncia a quanto più desideriamo ci fa scivolare nel “subire”.
    Una trappola pericolosa che ci trascina sempre nell’identificazione nella vittima.
    Il punto in cui dici che forse è meglio non farsi troppi problemi per gli altri, mi trova concorde nel senso che io promuovo costantemente un sano e consapevole “egoismo”.
    Un egoismo, costituito dall’ascolto interiore, dal perseguire i propri obiettivi nati dal sentire, dal porre in evidenza la “potenza” e non il “potere fine a sé stesso”.
    Cercando di non perdere di vista le circostante esterne che vanno sempre gestite e mai subite, in modo da rimanere sempre noi gli artefici della nostra vita.

  • #19499 Risposta

    geronimo

    R: Un giorno diverso

    Quello che scrivi racconta nell’esperienza quotidiana come i nostri meccanismi inconsci cercano di gestire le nostre paure.
    Perché forse alla base di quanto scrivi, c’è la paura di non andare bene agli altri, per cui il timore del loro giudizio, e la tendenza a non dare troppo nell’occhio.
    Perché evidentemente se mi convinco che l’eventuale attenzione che posso attirare dagli altri è alimentata solo da disapprovazione, cercherò di non emergere e di non apparire.
    Ma se si riuscisse ad uscire da questo convincimento, adottandone uno alternativo, dove si accetta che noi non siamo nella testa degli altri.
    Non possiamo assolutamente leggere quello che gli altri pensano o provano.
    Non va dimenticato poi che gli altri, così come noi, sono costantemente in balia di lotte e conflitti interni causati dalle proprie errate interpretazioni cognitive ed emotive.
    Tenendo conto di tutto questo sarebbe utile iniziare a porre un numero più ampio di alternative possibili, nel momento in cui cerchiamo di decodificare gli sguardi altrui.
    Io penso che questo sia il primo passo da fare.
    In questo modo alleggeriamo il nostro vivere, e soprattutto rientriamo nella REALTA’.
    Una “scelta” che in realtà hai già fatto, con eccellenti risultati.
    Unica piccola stonatura è il “fare finta che…”, forse lo step successivo potrebbe essere quello di uscire dalla finzione e tentare di adottare quella prospettiva sentendola come autentica.
    Le minor aspettative verso l’esterno sono un’altra pillola di saggezza di cui ci fai dono.
    Le nostre energie e la nostra attenzione dovrebbero sempre essere portate prioritariamente all’interno di noi, perché la realtà esterna è una proiezione materializzata della nostra realtà interna, per cui perché non scegliere di lavorare sulla radice vera del problema?

  • #19500 Risposta

    geronimo

    R: Perché creiamo e ci creano problemi?

    Il computer è uno strumento freddo mi scrivi, ma in realtà ogni strumento è di per sé freddo, quello che lo trasforma è l’energia che noi vi immettiamo, e i tuoi quesiti di energia ne hanno profusa molta.
    In realtà anche se attraverso un supporto informatico NOI SIAMO UN GRUPPO, questo è stato il nostro obiettivo quando abbiamo creato questo sito.
    Un gruppo che confido si allarghi sempre di più e si consolidi costantemente.
    Quando si parla di problemi io non posso fare a meno di pensare alla sub-personalità di VITTIMA, che ci caratterizza.
    Quando si sceglie di identificarci in quel tipo di energia emotiva, si entra in un “film drammatico” a tinte forti e dall’epilogo nefasto.
    La domanda più ricorrente a fronte di questa affermazione è perché siamo così stolti da scegliere una tale identificazione.
    La mia risposta è che noi viviamo facendo sempre delle scelte, anche se a volte non ne riconosciamo la paternità.
    E anche le scelte che apparentemente sembrano assurde, hanno un loro motivo di esistere.
    Il ritorno dell’identificazione con la vittima è la possibilità o forse il diritto di provare rabbia o forse anche odio.
    Il percepirsi in balia di persone ed eventi, consente di soffrire, e la sofferenza di questo tipo consente di allontanarci dal nostro Centro e dal Sentire Puro.
    Entriamo così nei giochi di potere, dinamiche di interazione fini a sé stesse, improduttive e poco strategiche, ma soddisfacenti dal punto di vista della “vittima” appunto.
    La fame di “potere” ci porta a trascurare il nostro reale percorso evolutivo, e ci mantiene zavorrati al terreno e alle basse vibrazioni.
    Ma se questa è l’esperienza che abbiamo scelto di fare, va fatta! Senza pregiudizi o falsi moralismi.
    Ricordo sempre che la nostra via dovrebbe essere quella dei ricercatori interiori, ed ogni buon ricercatore procede senza giudizi o censure.
    Questo è il nostro “viaggio”, unico e peculiare, per cui gambe in spalla e procediamo.

  • #19501 Risposta

    geronimo

    R: Orgoglio e potere

    Parlare di potere è un po’ come parlare dell’aria che respiriamo.
    Forse molti di noi hanno un’idea un po’ limitata del concetto di potere.
    Si pensa alla politica, alla ricchezza, alla dominanza fisica.
    Ma in realtà il potere è una componente universale, quello che forse fa la differenza è la misura, e la consapevolezza con cui lo si gestisce.
    E’ molto importante ridurne la demonizzazione.
    Come molti altri bisogni, anche questo è fisiologico e deve essere compreso.
    Penso che quello che lo rende “pericoloso” sia il cercare di soffocarlo, giudicandolo sbagliato.
    Quello che invece andrebbe fatto è osservarlo per comprenderne le origini e gli obiettivi.
    Il prezzo da pagare è il sacrificio dei sentimenti di armonia.
    La solitudine, il senso di vuoto, il distacco dalla propria Guida interiore, il senso di smarrimento, sono i terreni su cui può radicarsi e germogliare il gioco di potere.
    L’osservazione è sempre la chiave di volta, perché ci consente di “vedere”, non solo con gli occhi, le conseguenze del nostro agire, e probabilmente la sofferenza che ci accompagna.
    In quel momento possiamo cambiare il “copione”, scegliendo la via del SENTIRE e dell’ARMONIA.
    Ma come tutti i frutti più prelibati, questa scelta, richiede tempo e pazienza per raggiungere la giusta maturazione.

  • #19502 Risposta

    Spider

    D: Scontri e sfide

    Oggi notavo al lavoro come un certo tipo di persone, cerca lo scontro per usarlo come pretesto per scaricare le proprie frustrazioni su di te.
    Gli fai una piccola osservazione su come potrebbe essere fatta una cosa, e subito ti dice che gli dispiace di non averla fatta bene subito.. Come se lo avessi incolpato più che preso da parte per richiamarlo su qualcosa.
    Ti chiede come si fa una cosa, sei li che gliela spieghi e in quella si risponde da solo!
    Allora io mi domando, ha senso star dietro a uno così? Può realmente mettere in dubbio la mia sicurezza?
    Io penso che il metodo da applicare sia trattarlo bene al fine che non possa attaccarsi a un possibile scontro.
    La domanda è, perchè ci sono persone così vittimistiche?
    Invece di tendere a un rapporto diciamo “sano” preferiscono rompersi doppiamente le scatole a cercare scontri con gli altri!
    Vivere la propria vita facendo quello che si deve fare non è fattibile mi sa. Bisogna sempre far vedere che si è migliori in tutto e per tutto..io per come sono fatto credo di non riuscire a vedere le cose come una sfida continua. Perchè così facendo non ci sarebbe margine di errore e quindi un ansia continua da prestazione dato che bisogna essere sempre al massimo per questo tipo di persone.
    Lascio agli altri la convinzione di essere migliori, a me basta star bene dentro di me!

  • #19503 Risposta

    geronimo

    R: Scontri e sfide

    Parliamo di coloro che chiedono spiegazioni solo apparentemente e poi non ascoltano mai la risposta.
    e quello che riporti tu ulteriormente è il sentirsi colpevolizzati anche quando non lo si è. Penso che a fare la differenza sia l’intenzione che sta dietro la “piccola osservazione”, di cui tu parli.

    Spesso l’intenzione non è neppure consapevole, per cui poi, quello che ci ritorna indietro non viene compreso.
    La ricerca della sfida e dello scontro può essere una semplice ricerca di sperimentare un certo tipo di vibrazioni.
    E noi, più volte abbiamo detto che non si deve porre un limite alla sperimentazione.
    E’ un bisogno, e come tale va soddisfatto.
    L’obiettivo è la comprensione di noi stessi.

  • #19604 Risposta

    Cristina

    Sul mio cammino è apparsa una strada che intuitivamente ho avuto chiaro fosse quella giusta, giusta nel senso che mi avrebbe dato possibilità maggiori, esperienze più ampie…certo, era una sfida è quindi come tale avrebbe portato difficoltà da affrontare ma di questo ne ero consapevole … fatta la scelta mi sono trovata però in balia delle forze interiori che probabilmente capendo che c’era una possibilità di cambiamento rispetto allo status quo tutto sommato non così male, hanno potenziato la loro presenza o meglio ne ho aumentato l’identificazione…allora mi chiedo se la forte reazione di difesa al cambiamento possa essere indicazione che la strada forse, pur essendo giusta, non era ancora tempo di imboccarla, o se per riuscire a fare qualche passo in più nella consapevolezza a volte è necessario fare emotivamente “passi indietro” per meglio elaborare situazioni irrisolte…

    • #19607 Risposta

      Iris

      Mi capita di trovarmi in situazioni simili, ovvero di prendere decisioni e accettare sfide che vedo come opportunità e, poi, trovarmi di fronte ad ostacoli che mi sembrano insormontabili. Quante volte ho pensato (e penso) di tornare indietro e che non ero pronta ad affrontare un tale “stress”. Mi dico “forse hai fatto il passo più lungo della gamba a buttarti in questa avventura” e poi ancora “forse era meglio fare le cose gradualmente”.
      Ho sempre scelto di non tornare indietro. Non è stato, però, solo per puntiglio o solo per orgoglio ma, perché ho realizzato che, dopo che si prende una decisione, tutto cambia. Nulla è come prima, quindi “tornare indietro” spesso non è possibile (o, perlomeno, non alle condizioni precedenti) o il prezzo da pagare è troppo alto rispetto ad affrontare gli ostacoli ed andare avanti.

      La situazione può essere chiarita facendo un paragone “sportivo”. E’ come se fossi una tuffatrice che, dopo aver fatto il salto, mentre sta volteggiando in aria, iniziasse a pensare : “non ero pronta al vento forte, poi ci sono delle onde altissime in acqua che dal trampolino non riuscivo a vedere, forse sarebbe meglio tornare indietro o fare un salto più alla mia portata..”. A ben vedere, la cosa più saggia da fare è chiedersi “come posso entrare in acqua al meglio? Forse posso fare un volteggio in più e rallentando l’ingresso in acqua ecc..”. Credo comunque che la domanda “forse è meglio tornare indietro?” sia molto utile per chiarirsi le idee, capire qual è la realtà davanti a se e capire come procedere.

      In genere, quando sono in difficoltà, cerco di non prendere tutti i problemi assieme ma, piano piano cerco di sbrogliare la matassa. Se il problema riguarda il lavoro, non affronto tutto come un unico grande problema, ma parto da una cosa che mi infastidisce e comincio ad aggiustare quella (solitamente la più urgente). Poi, il resto, viene man mano. Talvolta il percorso inizia in “salita”. Ma, facendo un po’ di fatica in più all’inizio, può essere che con il tempo la strada spiani.

      Un’altra cosa che ho osservato è che nel subbuglio emotivo spesso ci sono le opportunità di cambiamento e di ricerca. Al contrario, nello status quo tutto è più calmo (e noioso), in compenso, le forze stanno apparentemente “tranquille”. Potresti provare a vedere come ti senti nell’alternativa “tornare indietro” e valutare pro e contro e, poi, fare anche tu la tua scelta.

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