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Un giudice spietato: il giudice interiore

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Questo argomento contiene 4 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  antonella giannini 2 mesi, 2 settimane fa.

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  • #19586 Risposta

    geronimo

    Dentro di noi c’è un giudice spietato che ci impedisce di fare ciò che vogliamo. Perché? Come possiamo integrarlo?

  • #19593 Risposta

    simone

    Credo che possiamo usarlo come strumento per capire meglio dove andare a guardare, una sorta di campanello d’allarme.
    Il problema, almeno per me, è che quello che mi dice non ho molta intenzione di andarmelo a vedere.
    Sono cose che mi ristagnano dentro da tempo.
    Forse il giudice interiore trova forza proprio in questo ristagnare…

  • #19628 Risposta

    Aurora Mazzoldi

    Come tutte le “voci” esterne, o un qualsiasi altro stimolo, che ci vengono dall’ambiente o da parenti e amici, ma anche quelle interne, che sentiamo dentro di noi come pensiero ed emozione, sono importanti occasioni, delle possibilità di esperienza, di apprendimento e scambio e di gioco.
    Sta a noi decidere se usarle per creare o distruggere, considerare e valutare o incazzarci e ignorare, imparare o chiudere, salire o scendere sulla scala delle vibrazioni emotive e, nel caso del nostro giudice interiore, se usarlo come aspetto valutativo oppure come un freno.
    Ma come?
    Il giudice interiore mi mette in guardia quando i miei desideri non coincidono o non tengono conto degli schemi e dei divieti che ho introiettato.
    Se non ne tengo conto e li prevarico, dentro mi scatenerà l’inferno emotivo dei sensi di colpa e di paure di tutti i tipi.
    Se, per pigrizia, negligenza, ignoranza o convenienza lo ignoro – che equivale a lasciarlo agire indisturbato – oppure se gli ubbidisco e ne seguo i dettami, sono votato al fallimento.
    Eh sì, crescere costa fatica perché richiede una costante attenzione a dove io porto la mia attenzione e, di conseguenza, a quale emozione o situazione emotiva do energia!
    Come posso alleggerire la presa del mio giudice interiore?
    Ascoltandolo!
    Lui, nella sua foga di giudicare e proibire, mi svelerà quali sono gli ostacoli che mi sono messo sul percorso e perché ce li ho messi, dove non voglio ancora andare, a che cosa non voglio ancora rinunciare.
    In breve quale esperienza emotiva voglio vivere e portare avanti.
    Benissimo!
    Adesso sono in grado di sapere verso dove sto andando e di scegliere se continuare a camminare in quella direzione oppure no.

  • #19776 Risposta

    simone

    Da molto tempo ritorna in me una frase:
    <<Tu cosa ci fai qui?>>
    Poche parole ma ben spese, come direbbe una mia amica… ma va beh, lasciamo perdere il sarcasmo.
    Non ho mai investito molto tempo nel cercare di comprenderla, semplicemente ogni tanto tornava, mi abbassava di un bel po’ l’energia e, lasciando dietro di sé una buona dose di sconforto e irrequietezza, se ne andava.
    Non capivo, forse non volevo capire, il non capire mi irritava, l’essere irritato mi legittimava nello scappare.
    Un bel giorno, durante un gruppo, venni a conoscenza dell’esistenza di questo simpaticone chiamato giudice interiore e subito associai quella frase a lui.
    Fatto sta che divenne un qualcosa su cui poter lavorare, o quantomeno da cui non fuggire all’istante…
    Dentro di me quella frase divenne più importante.
    Non credo di aver mai accolto questo giudice, al massimo posso averci dato, ogni tanto, un’occhiatina di sfuggita…
    Quello che feci però, probabilmente incuriosito, fu il provare a parlarne.
    Parlare di quella frase, di quelle sensazioni, di quello sfasamento, ma soprattutto del mio non capire dove dovessi allora essere.
    Molto spesso le parole degli altri non toccano nulla in me, è come se non avessero peso… ma quelle parole mi fecero veramente girare le “scatole”:
    <<Da qualche parte devi pur essere…>>
    E io pensai:
    <<Che rabbia, pure le ovvietà mi tocca sorbire.>>
    E mentre lo pensavo era come se quella frase entrasse in me, un peso nel petto che si muoveva, che premeva.
    Non fu immediato, ci vollero giorni, nonostante tutti i miei sforzi per scappare, mannaggia…
    Così, dal nulla, inaspettata, quasi violenta:
    <<Non qui!>>
    Sentii mancarmi il fiato per un istante, mi spaventai non poco.
    E i giorni che c’ho perso a cercare di capire da dove potesse venire quella frase, l’impeto di quelle parole…
    Che poi mi vien da sorridere, basterebbe calmarsi e sentire per comprendere meglio.
    Eh già, demolire per l’ennesima volta tutto (o quasi), riniziare da zero (o quasi)…
    Sarà per questo che stento un filino a darci un’occhiata?
    Va beh, nuovamente, mettiamo da parte il sarcasmo.
    Quello che posso aggiungere è che dopo quelle due parole la pressione nel petto sparì, come se fosse stato liberato qualcosa, come se avesse potuto scorrere via.
    Al suo posto, ansia… e in questo momento, rabbia.
    Comunque… in riferimento a quello che ho scritto, mentre scrivevo, più volte mi ha fatto sorridere l’aver sentito una sorta di movimento in questo concatenamento di eventi…
    Non trovate anche voi?
    Per concludere, che dire, vediamo se saranno più vincolanti le catene dell’ansia o se sarà più scorrevole questo moto in divenire, se mi congelerà la paura o se mi scalderà la luce della curiosità.

  • #19777 Risposta

    antonella giannini

    ciao Simone,

    quello che scrivi penso possa essere condiviso da molti.
    La figura del giudice interiore inquieta e scatena ansia…ma questo accade quando ci si identifica in quella nostra parte, dandole potere.
    Non voglio certo semplificare, e sicuramente prima di comprendere è necessario accogliere.
    E poi, in seconda battuta risalire al motivo per cui si è scelto di dare potere a quella parte.
    Perché come ormai sappiamo bene lo scenario, la regia e la trama del “film” la scegliamo con un obiettivo specifico.
    buon lavoro…avanti così….

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