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Domande Interiori

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Questo argomento contiene 16 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da AvatarAvatar geronimo 11 mesi, 1 settimana fa.

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  • #19509 Risposta
    AvatarAvatar
    geronimo

    Sarebbe bello poter avere dei contatti con un’opera d’arte contemporanea. Per ora riesco ad averli solo con quadri meno moderni. I tuoi sembrano andare in questa direzione. Mi piacerebbe capirli meglio. Magari potresti spiegarne qualcuno?

  • #19510 Risposta
    AvatarAvatar
    flamar

    spiegare non mi piace! sa di matematica … al massimo credo che l’autore può informare sulle scelte tecniche o sul contesto in cui opera. Il quadro moderno va lasciato alla libera associazione di ciascun fruitore. E non parliamo neppure di allegorie come si usava già secoli addietro, le quali in fondo presupponevano sempre comunque un concetto già acquisito da parte si adell’autore che del fruitore. Un tempo ci doveva essere concordanza nel giudizio e nella condivisione della “finalità” tra l’artista e lo spettatore. Nei tempi moderni non è più ritenuta necessaria e quindi l’opera stessa è difficilemente catalogabile tanto è svincolata dal dover rappresentare un qc, un’idea, un messaggio univoco.

  • #19511 Risposta
    AvatarAvatar
    geronimo

    Un quadro va spiegato?
    Hai ragione, Flamar, non è il termine esatto perchè sa tanto di cattedra. Io preferisco “leggere”.
    I pareri sono discordi: alcuni dicono che no!, un quadro non va mai spiegato, l’osservatore capirà quello che l’artista è stato in grado di trasmettere!
    A volte penso a una strategia di chi non aveva niente da dire o a un’auto-tutela di chi vuole evitare di essere contraddetto.
    Quando l’arte era obbligatoriamente a tema religioso i simboli erano chiari, imposti e noti a tutti: il manto di Maria azzurro, la fanciulla vergine e pura in bianco, il diavolo nero con zoccoli e coda etc. Con l’arte dei simbolisti ed esoterica nel quadro vi era un messaggio comprensibile ai più e c’erano dei simboli noti solo agli iniziati. (L’ultima cena di Leonardo sembra ne sia ricca).
    I tempi sono cambiati e ciò che era conoscenza di pochi, l’istruzione e la psicologia lo hanno reso accessibile a tutti e l’arte introspettiva non vuole essere un’arte “in codice” per pochi, ma uno specchio pulito sulla nostra vita interiore, su quello che succede sotto la maschera, un motivo per risvegliare ed eccitare la curiosità.
    Per questo leggerò alcuni miei quadri nella pagina “per esempio…” e invito tutti a uno scambio di commenti.

  • #19512 Risposta
    AvatarAvatar
    flamar

    Domandona a bruciapelo. Anzi una premessa. Non sono profondo in tema di arte figurativa ma se avessi denaro comprerei il “Viandante sopra un mare di nebbie ” di C.D. Friedrich , eseguito ad inizio ‘800. A me sembra arte introspettiva …però probabilmente è stato classificato come appartenente a qc altra corrente pittorica …ma non è questo il punto. Serve per prendere spunto per il gran quesito che è anche osservazione personale e magari anche altri se la pongono/fanno.
    Che cos’è che fa la differenza quando ci si pone di fronte “all’opera d’arte” (adesso parliamo di tele)?in un caso il fruitore si immedesima subito, la sente parte della sua esistenza xchè ci scopre qualcosa che anche lui conosce o ha sperimentato ; in altri casi invece si pone la domanda ” che cosa avrà voluto dire? (riferita al fuori di sè, cioè l’artista”. Ecco, modestamente, questo trovo sia un discrimine importante sia per lo scopo dell’arte stessa sia per l’artista e le sue, diciamo, aspettative o valutazioni.

  • #19513 Risposta
    AvatarAvatar
    geronimo

    Ciao Flamar,
    Friedrich fa parte dei romantici e Grombrich nella sua “Storia dell’Arte” dice di lui:”.. romantico le cui pitture di paesaggi riflettono lo stato d’animo della lirica romantica del tempo…”
    L’arte introspettiva, come io la intendo, non rappresenta stati d’animo, ma dinamiche esistenziali subconscie.
    Per rispondere alla tua domanda mi sono affrettata a inserire una nuova pagina nel sito: “leggendo un quadro” – manca ancora in molte pagine l’inserimento delle foto dei quadri…- ma vai a vederla e, se vuoi, lascia un commento lì.

  • #19514 Risposta
    AvatarAvatar
    glauco

    Dopo aver letto la tua pagina, ho preso a osservare i quadri in modo diverso: ci sto più attento, li considero di più.
    Però in alcuni tuoi quadri vedo emozioni forti, come la rabbia o la depressione, e, anche se mi piacciono, mi domando: e se appendessi in casa quadri così, che influenza potrebbero avere su di me? come prenderli?

  • #19515 Risposta
    AvatarAvatar
    Aurora Mazzoldi

    Quando tu scegli d’impulso un quadro dei miei perchè ti piace (es: depressione) è perchè in te c’è in latenza una parte corrispondente.
    L’averla spesso davanti ti aiuta a renderti conto di questa tua simpatia emotiva: il quadro diventa un riferimento silenzioso che trattiene la tua attenzione sulla pericolosità di una simile simpatia.
    Esso però non ti mostra solo dove potresti ritrovarti se segui quel tuo impulso, ma anche l’illusione di una tale prigionia.

  • #19516 Risposta
    AvatarAvatar
    flamar

    A seguito della visita della tua mostra a palazzo Thun nella quale ho potuto vedere la quantità delle tue opere (non immaginavo ne avessi così tante!) mi è risultato chiaro che nei tuoi quadri c’è una auto-rappresentazione; i soggetti infatti sono tutti femminili o comunque riconducibili a figure femminili o con tratti femminili (i bambini presenti hanno fattezze femminili ) … da cui ne deduco che la tua espressione artistica non comtempla l’elemento maschile. L’elemento maschile è troppo banale? Non lancia alcun messaggio? oppure riveste un ruolo per così dire solo “storico mitologico” e quindi estraneo all’arte introspettiva? Riconosco che l’elemento maschile non ha appeal nemmeno se si tratta di elemento simbolico! Di solito non è un buon testimonial per nessun carattere sentimentale o emotivo!
    E’ vero ad esempio che mentre un nudo femminile riempie il quadro e ha una valenza notevole sia in termini di pittura realistico-descrittiva che simbolica, quello maschile sembra dire poco, essere insignificante. O si tratta di un’opinione che risente dell’approccio tradizionale all’arte?

  • #19517 Risposta
    AvatarAvatar
    Aurora Mazzoldi

    Ciao Flamar, il tuo commento mi porta a riconsiderare l’eterno e illusorio divario tra maschi e femmine: sembra che ognuno dei due proceda sulla propria, solitaria strada fatta di sentimenti, idee, opinioni etc, etc che l’altro non sa capire.
    Questo ha fatto scrivere fiumi di parole “lui è così – lei è così” ma non si arriva mai al dunque.
    L’uomo, vestito o nudo che sia, è antiestetico, volgare, insignificante?
    La donna è sempre un’opera d’arte? E questo spiegherebbe la quasi nulla presenza maschile nei miei quadri? No.
    Premesso che il nudo non idealizzato, sia femminile che maschile, può apparire bello o brutto, sexy o volgare etc sia per come l’artista lo raffigura (e si rifarà necessariamente a un suo schema interiore), sia per i filtri (moralità, castrazione, complessi, senso di vergogna o di colpa, tabù…) di chi lo guarda.
    Ma torniamo ai miei quadri.
    L’arte introspettiva, lo ripeto, non rappresenta persone-che-fanno-qualcosa ma quello che si muove dentro di noi, l’intenzione che ha provocato il comportamento che io rappresento e che diventa, in tal modo, un’allegoria.
    A quel livello profondo non esiste differenza alcuna tra uomo o donna: entrambi organizzano la loro vita in funzione di un qualche “effetto” che vogliono ottenere.
    Solo il modo di proporre il gioco può essere diverso perchè i vantaggi perseguiti sono diversi e vengono adottate le strategie ottimali per i differenti ruoli.
    Dipingo più donne che uomini solo perchè sono donna e capisco meglio come gioca la mia “squadra”, ma se tu fossi stato un attento osservatore avresti sentita, forte, nei miei quadri, la presenza dell’uomo quale forza motivante, perchè la donna gioca per lui, grazie a lui, con lui….

  • #19518 Risposta
    AvatarAvatar
    flamar

    Questioni terminologiche o sostanziali? INTROSPEZIONE o RETROSPEZIONE?
    Il pensiero di K.E. Weick può essere considerato come l’espressione più forte del soggettivismo, in quanto afferma che il mondo esterno non possiede un significato in sé, ma solo quello che ciascuno di noi gli attribuisce, in base ai processi di creazione di senso che attiva. L’oggetto di studio principale dell’autore sono quindi i processi cognitivi attraverso i quali gli individui attribuiscono un senso (in inglese sensemaking appunto) al flusso disordinato e informe delle loro esperienze e organizzano così la realtà. Ecco perché per Weick creare senso e organizzare sono essenzialmente la stessa cosa, le due facce della stessa medaglia

    Ciò che mi ha colpito di Weick è che usa il termine Retrospezione al posto di Introspezione . E’ la prospettiva che ne deriva che mi sembra + immediata!
    “Noi” ci guardiamo dentro perché riconosciamo di avere una Maschera e cioè che ciò che siamo realmente è nascosto al Mondo e sta in qc parte immersa in noi (in senso anche corporale voglio dire …perché quando io penso a introspezione penso a qc che sta nella “pancia” o “nel cervello” cioè tutte parti di noi inaccessibili agli Altri). Noi per rappresentarci il Mondo siamo soliti “ascoltare ciò che sentiamo ” dentro di Noi. Ma in realtà dentro di Noi c’è solo il nostro Passato! Non c’è depositata alcuna verità o certezza! Quindi noi guardiamo Indietro (siamo frutto della retro-spettiva). Siamo incapaci di derivare ciò che sentiamo per assimilazione dal Futuro. Il Futuro può essere solo Immaginato e questo processo viene fatto ri-elaborando il Passato (con il “gioco” libero del nostro Io che compone e scompone il suo vissuto)
    E perciò la nostra Esistenza è continuamente sospesa tra un Passato che ci dice ciò che “sentiamo” e la sua rielaborazione proiettata nel Futuro che ci genera l’attesa di una nuova conquista o di una rinnovata conferma di ciò che “è stato” e per tale meccanismo viviamo i nostri Giorni fino alla FINE.

  • #19519 Risposta
    AvatarAvatar
    Aurora Mazzoldi

    Non mi è stato facile mettere per iscritto il mio sentire,che scaturisce da sguardi ed esperienze interiori, accanto al pensiero di Weick.
    Ma se è vero che ogni parere è lecito, ci provo.
    Il soggettivismo è ciò che per alcuni fa della vita un paradiso e, per altri, un inferno.
    E’ vero, la realtà è una, ma ognuno la interpreta a modo suo.
    Qui io discordo un poco sul termine “esperienza” che per me è tale solo quando la persona ha vissuto in modo consapevole un accadimento e ne ha tratto un insegnamento.
    In quel caso il vissuto non è più disordinato e informe: loè invece quando si vive senza capire, spinti solo dall’abitudine o da esempi o veti e insegnamenti introiettati pedissequamente.
    Per me “organizzare” è un processo mentale-meccanico che fa capo all’esigenza di vivere al passo con gli altri, mentre “creare senso” è un passettino in più perché prevede la volontà di capire per ottenere risultati migliori e più consapevoli, cioè tenendo conto della realtà vera e non soggettiva.
    Teoricamente un filo li separa, ma è pur sempre la differenza tra meccanicità e scelta.

    Introspezione è retrospezione? Sì e no.
    Noi ci guardiamo dentro perché riconosciamo di avere una maschera?
    Io direi che solo guardandoci dentro riconosciamo di avere una maschera e, attraverso l’intro-osservazione possiamo vederla e conoscere le motivazioni che ce l’hanno fatta adottare.
    Dentro di noi sta tutto il nostro passato, che ha fatto di noi quello che siamo nel presente e che, molto probabilmente – se non diventiamo consapevoli – scriverà il nostro futuro.
    Il futuro può essere solo sognato o immaginato (non fantasticato) ed è così che lo creiamo: con la fiducia e la determinazione.

    Durante l’introspezione possiamo proiettare il nostro passato/presente nel futuro (avanspezione??)e osservarne gli effetti e, se vogliamo, cambiarlo grazie alla consapevolezza degli errori.

    Tra il robot considerato da Weick e la persona protagonista e perciò fautrice del proprio destino, sta l’elemento chiave (da te trascurato)che è la conoscenza non attraverso la mente ( accumulo e selezione ripetitivadi fatti ed eventi vissuti e contemporanei) e non attraverso il ventre (istinti e pulsioni di sopravvivenza) ma ciò che le unisce e coordina e armonizza:il cuore.

    Senza l’esperienza consapevole del nostro vissuto, cioè senza aver capito quale desiderio ci ha spinto ad agire in un dato modo, cosa volevamo ottenere, quali forze abbiamo messo in atto per averlo e le conseguenze provocate, si può tornare al passato quanto si vuole, ma non sarà che un rimuginare sterile che non porterà a nulla.
    Che per la maggior parte delle persone sia così non basta per affermare che “è così”.

  • #19520 Risposta
    AvatarAvatar
    flamar

    Mi pongo spesso la domanda? cerchiamo risposte che ci sembrino convincenti nel senso che non contraddicono il nostro castello di concetti ed equilibri precari o cerchiamo di scoprire qualcosa di nuovo? ci sono giornate in cui mi sento alla ricerca di conferme e giornate in cui cerco ciò che nemmeno bene so ma che vagamente intuisco! forse la prima situazione è retrospettiva mentre la seconda è introspettiva! la seconda è incerta e disarmante e mette a nudo soprattutto ciò che non sei a differenza di ciò che pensi di essere! la retrospettiva è il vecchio il deja vù l’introspettiva è la parte sommersa dell’iceberg!

  • #19521 Risposta
    AvatarAvatar
    Aurora Mazzoldi

    “Solo lo sciocco non si pone domande e non dubita di sé”, mi disse un giorno un amico. Ho capito allora che non era un noioso rompiscatole, ma uno che cercava di capire.

    L’introspezione è un guardarsi dentro. Quando lo fai alla ricerca di conferme, è un’indagine motivata dalla paura. L’altro modo è uno sguardo teso all’intuizione della realtà, che spesso ci mette di fronte alle nostre illusioni. Se rivolgi la tua ricerca introspettiva al passato, chiamala pure retrospezione, se al futuro, la puoi chiamare avanspezione. Nel mondo emotivo ci si può spostare facilmente dal passato al futuro e nel momento in cui stai rivivendo un’emozione passata, sei nel presente emotivo. Non c’è un corpo fisico, in quel livello, che ti blocca nel presente. Importante non è tanto la direzione in cui si muove l’introspezione, ma l’esperienza che ne deriva, esperienza che ti risulta poi utile nelle tue decisioni e scelte.

  • #19522 Risposta
    AvatarAvatar
    helflin

    Molto interessante. Penso che l’introspezione non sia motivata solo dalla paura. Deve esserci uno scopo? E il guardare, l’osservare è necessitato da una conferma o è sufficiente la coscienza che stai osservando? Mi risulta un po difficile comprendere la necessità di classificare in ” retrospettiva” e in “avanspettiva” , non sto forse osservando adesso l’azione del mio pensiero? Adesso ho percezione di un ricordo, adesso ho comprensione di una aspettatva futura.

  • #19523 Risposta
    AvatarAvatar
    luis

    Pur apprezzando la ricerca di Weick (come tutti gli studi di ricercatori seri), mi trovo più in accordo con quanto detto da Helflin. L’applicazione di concetti del mondo materiale ai mondi emotivo e mentale non dà sempre buoni risultati. Se, come mi pare che voglia dire Helflin, mi trovo a rivivere un punto del passato, io posso essere in quel passato e modificare il mio vissuto emotivo e mentale in maniera tale da cambiarli. La prossima volta che tornerò in quel punto troverò un vissuto emotivo e mentale modificato.

    E’ perciò complicato parlare di retrospettiva quando vado in quel punto, di qui-spettiva quando l’ho raggiunto, di avanspettiva quando da lì mi propongo di ritornare. Rischio, perdendomi nei concetti, di dimenticare l’introspezione, che era il mio obiettivo di partenza.
    E, dico, obiettivo! La paura è quella che mi fa deviare da questa ricerca (per esempio, perdendomi nei concetti appena espressi). Per continuare l’introspezione, occorre vincere la paura di trovare dentro di noi cose spiacevoli, criticabili e censurabili, la paura di riattivare problemi non risolti e di risvegliare emozioni inibite e, non ultima, la paura della morte, perché introspezione significa aver a che fare con mondi non materiali, gli stessi in cui si suppone di poter vivere dopo la morte.

  • #19524 Risposta
    AvatarAvatar
    flamar

    L’arte introspettiva si pone il compito o traguardo di sviluppare la capacità di guardarsi dentro e riconoscere le proprie peculiarità e-motive, ossia le proprie reazioni autentiche alle sollecitazioni della realtà esterna.
    Non tutte le persone hanno capacità artistica o perlomeno non l’hanno potuta esercitare, però potrebbero provare il gioco di immedesimarsi, ovvero almeno a livello di fantasia sostituirsi all’artista; e gli incontri tematici con l’artista potrebbero essere organizzati in tal senso in modo da coinvolgere le persone in una specie di gioco in cui sono più protagonisti e non è importante capire che cosa l’artista ha voluto rappresentare (trasferendosi quindi in una dimensione intellettuale) ma magari porsi al posto dell’artista e prendere coscienza del tema e di come lo si sarebbe rappresentato, magari cambiando i soggetti, i colori, le forme, ecc…. in una libertà interpretativa che forse riesce a sciogliere il ghiaccio e consentire il fluire dell’espressione personale.

  • #19525 Risposta
    AvatarAvatar
    geronimo

    La proposta è interessante, però ha delle difficoltà tecniche di realizzazione.
    Richiederebbe molto tempo e sposterebbe l’attenzione sul come si potrebbe modificare il già fatto, invece di puntarla sulla comprensione del dipinto.
    Un quadro di arte introspettiva rappresenta il più delle volte un archetipo di un dato tipo di rapporto fra persone. Il chiarimento richiederebbe di per sé molto più tempo e richiede molta concentrazione per intuire cosa c’è dietro alle apparenze.
    Soltanto dopo questa non sempre facile intuizione, si potrebbe passare alle variazioni sul tema, ma questo sarebbe, secondo il mio parere, un passo successivo che presuppone l’avvenuta intuizione.

  • #19508 Risposta
    AvatarAvatar
    geronimo

    Domande interiori per capire come accogliere se stessi. “Domande introspettive” è una pagina di questo sito che è stata concepita appositamente per p
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