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Chi ha scelto per me?

Chi ha scelto per me?

Recentemente sono riuscita a vedere una mia dinamica, un mio gioco. Una piccola cosa…che però mi fa vedere come mi attiro le cose.

Allora è andata così…

L’altra sera andavo ad un corso di lingua straniera, organizzato da un mio caro amico spagnolo che fa l’insegnante, era la terza lezione a cui partecipavo.

Ho scelto di andare con la mia auto da sola, anche se lui teneva il corso in un posto un po’ lontano, perché dovevo rientrare dopo poche ore, visto che la mattina successiva mi alzavo molto presto per andare a lavorare

Arrivo alle 19, ma non trovo nessuno e l’aula è vuota. Chiamo il amico per sapere dov’ è.  Mi spiega che lui è ancora in macchina.

Io gli chiedo a che ora iniziava il corso?  E dico: “ma non è allo stesso orario dell’altra volta?” (ossia alle 19). Lui mi risponde che quella sera il corso iniziava alle 2°.

sono irritata…

Mi dico: “ma a me nessuno aveva detto che non era lo stesso orario dell’altra volta!”

Allora cosa faccio adesso? Ho un’ora di tempo. Già ero un po’ nervosa perché ero partita col mal di schiena. Decido di andare a fare due passi così mi sgranchisco e mi fa bene anche alla schiena.

Come reagire?

Sento dentro di me che c’è un po’ di rabbia verso il mio amico, ma subito prevale il mio sentirmi stupida. Penso: ” ecco! Potevo ben informarmi prima sull’orario, cretina..!! Faccio sempre la figura dell’imbranata…”

Adesso a camminare ci ho preso gusto mi fa stare bene.

Ritorno nell’aula alle 19.50 e …..vedo con stupore che sono tutti già lì !  In pieno svolgimento dell’attività!!!

Chiedo: “ma… a che ora avete iniziato? ”

Scopro che avevano iniziato alle 19.15 e che il mio amico al telefono aveva scherzato per farmi una battuta.
Mi sento travolgere dalla rabbia, ma decido di soffocarla.

Pensavo che il mio amico si sarebbe giustificato dicendomi che pensava avessi capito che stava scherzando. Facendomi sentire ancora più stupida per non aver capito.

Così mi sono preparata alcune possibili reazioni

  • Ero pronta a giustificarmi, dicendo che al telefono si sente male e a volte è facile non capirsi
  • O, forse avrei potuto introdurre un altro gioco, accusandolo, facendolo sentire in colpa dicendo che poteva anche fare a meno di fare battute su argomenti così importanti e che del resto io quel corso lo avevo iniziato per fargli un favore perché sapevo che aveva bisogno di lavorare, altrimenti avrei risparmiato tempo e denaro.

Poi in realtà non ho avuto occasione di parlargli perché lui ha fatto finta di nulla, non dando importanza alla cosa e questo mi ha reso ancora più nervosa

Il punto di vista introspettivo

Così una volta a casa, ho scelto di rivedere le cose dal punto di vista introspettivo

Mi era chiaro che volevo stare nella vittima! Per questo non ho voluto accorgermi che il mio amico al telefono scherzava sull’orario di arrivo. Volevo sentirmi la solita stupida, in modo da provare rabbia e giustificare la mia chiusura.

Mi è venuto un dubbio: “Chi ha scelto per me?” Mi è venuto da pensare che tutta la vicenda in realtà era già partita da una mia identificazione nella parte vittima.

  • perché quel corso lo avevo frequentato per fare un piacere ad un amico (sapevo che lui aveva bisogno di lavorare e lo volevo aiutare),  non l’ho fatto per il mio piacere.
  • avevo pure il male alla schiena, e forse il viaggio in auto non era la cosa migliore da fare quella sera (avrei potuto rispettare maggiormente il mio corpo rimanendo a casa al calduccio a riposare)
  • comunque non stando molto bene era meglio chiamare nel pomeriggio il mio amico ed accertarmi di quale fosse l’orario giusto di inizio
  • infine, a fronte del possibile ritardo dell’amico,  ero libera di ritornarmene a casa e prendermi cura di me stessa e della mia povera schiena .

Poi mi sono posta una domanda da ricercatrice: cosa ci “guadagnavo da quella situazione?”

E da lì entrando nel silenzio e nell’ascolto sono andata più in profondità, iniziando ad individuare alcuni spunti molto interessanti per chiarire maggiormente questo mio funzionamento interno.

Cieloazzurro

Questo resoconto fa parte della rubrica  “Chi si racconta?”

 

 

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