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Benessere Emotivo

Il lavoro interiore per star bene emotivamente

Quando B si è avvicinata alla ricerca interiore ha avuto questa reazione:
“Per quel poco che ho provato, a me sembra che quello che capisco di me stessa mi faccia stare peggio! Mi mostra aspetti di me che non mi piacciono! E quello che vorrei non lo posso comunque raggiungere!”
A quanti è capitato di pensare la stessa cosa? Quanti ricercatori introspettivi si sono ritrovati, prima o poi, nella “fase del tilt”?
A volte si rimane delusi di non poter caricare sugli altri i propri malesseri. Oppure perché non c’è ancora il farmaco che ci restituisca subito, e senza fatica da parte nostra, salute e vitalità.

Un giorno sentii mia madre borbottare: “Possibile che nel 2000 non abbiano ancora trovato niente per non far star male la gente?”
Si cerca disperatamente di affidare il nostro benessere all’intervento esterno miracoloso. Si reagisce col rifiuto e la negazione alla fastidiosa consapevolezza che anche noi c’entriamo in qualche modo nella costruzione della gabbia nella quale ci sentiamo rinchiusi.
Chi accetta di buon grado di ammettere che le situazioni nelle quali si trova sono provocate da un suo atteggiamento?
Che lui si trova esattamente dove ha deciso di essere?

Quando anni fa ho letto nel “Libro dell’Es” di Georg Goddreck che tutto quello che ci succede, dallo scivolone sul marciapiede alla rottura del nostro rapporto, dalla malattia alla perdita dell’anello di fidanzamento accade con la nostra silenziosa e sotterranea partecipazione e che qualcosa all’interno di noi lavora per far accadere le cose, sono rimasta incuriosita e infastidita nello stesso tempo.

E’ una responsabilità che non si vuole fronteggiare, ma per fortuna, in me, allora, ha prevalso la curiosità di saperne di più: “Possibile?”

Introspezione – Ricerca emotiva per vivere consapevolmente

Osservare dentro di sé in modo consapevole, portare in luce le proprie più recondite intenzioni, quelle che tracciano la direzione della nostra vita, che fanno “succedere” le cose, richiede appunto il desiderio di saperne di più e di esplorare le nostre zone d’ombra. Questo lavoro per il benessere emotivo servirà anche a migliorare la nostra salute e tutta la nostra vita.
In che modo?

E’ la differenza fra avanzare al buio, sbatacchiando di qua e di là, oppure con una pila accesa in mano. Una pila che proietta un raggio di luce sempre più ampio man mano che si procede.
A volte, come un bambino piccolo, si rifiuta la medicina perché è un po’ amara. O, magari, per fare preoccupare la mamma. Non si vuole stare a sentire che è quella che ci farà guarire.
E’ la mentalità di chi, per citare Lowen, vive sul principio del piacere e non su quello della realtà.

La salute è un diritto?

Certo che si vorrebbe star bene e far tacere subito ogni malessere, piccolo o grande che sia e senza dover soffrire. Si è convinti che la salute, come la vita, sia un diritto!
Si preferisce l’aspirina alla ricerca, ma se non si va alla radice del problema, esso si ripresenterà nella stessa forma o in modi diversi.

L’introspezione non è, di per sé, un procedimento faticoso. Lo diventa nella misura in cui non siamo disposti a rinunciare a nessuna delle nostre abitudini fisiche, di pensiero o di stato emotivo.
Non c’è bisogno di grandi sacrifici o di drastici cambiamenti per migliorare il nostro benessere. Occorre semplicemente accettare di dare un’occhiata a cosa sta bollendo in pentola, imparare a riconoscere le tensioni del nostro corpo, a considerarle come blocchi di energia. Occorre permettere all’energia di fluire invece di bloccarla.

Individuare le tensioni fisiche

Tutto qui?
Tutto qui. Ma non è così semplice come sembra. Non si è abituati a prestare attenzione alle tensioni fisiche finché non diventano antiestetici e fastidiosi irrigidimenti o spasmi.
Ma a che cosa ci serve bloccare l’energia e le emozioni?
A moltissime cose, ma soprattutto per ottenere quel potere che fa sentire importanti, più forti e, si pensa, più sicuri. Quel potere che permette di distinguersi o d’imporsi sugli altri, di avanzare sgomitando, di poter fare quello che si vuole e di pretendere che gli altri facciano quello che vogliamo noi.

Così, se si ha un bel carico di energia di rabbia, si può aggredire e spaventare. Se invece il carico è di tristezza, si può farsi commiserare e servire. Se si accumula energia di odio si può colpire, costringere e dominare ecc.
La lista è infinita e basta guardarci attorno per comprendere come funziona il meccanismo.
Ma come c’entra tutto questo con la salute?

L’energia che accumulo agisce prima di tutto su di me.
Il corpo fisico diventa come un campo di battaglia sul quale la guerra infuria sempre. Questo perché l’energia bloccata crea un circolo vizioso e inconsapevole di abitudini di pensiero e di comportamento, ferree quanto deleterie. E’ come la goccia fatta cadere sempre nello stesso posto. Si sa bene cosa riesce a fare.
Non esiste un’energia “buona” che, bloccata, non si deteriori e richieda di essere ascoltata e liberata.

Come può aiutarmi un’osservazione consapevole?

Osservando si porta l’ attenzione sul problema. Soltanto se è consapevole di cosa sta succedendo dentro di sé la persona sarà in grado di scegliere se continuare così o no.

Osservando permetto all’energia di “esprimersi” e fluire. Questo grazie alla mia attenzione che, esattamente come in un qualsiasi processo chimico, fa da catalizzatore e permette e facilita la trasformazione.
Osservare richiede accoglienza e non intervento. Richiede cioè una neutralità assoluta. Altrimenti si rischia di liberare l’energia da una gabbia per farla entrare in un’altra.

La nostra energia sa da sola quale strada prendere per arrivare al benessere emotivo. Così la zona corporea che la intrappolava viene liberata da quella tensione che la rendeva rigida, che le impediva di svolgere la sua funzione e la stava portando alla malattia.

Aurora Mazzoldi

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